E adesso ammazzateci tutti! giovani contro tutte le mafie
   
[ L'EDITORIALE ]

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I giovani di Locri simbolo di un'Italia che vale"
di Walter veltroni


Walter Veltroni ed Agazio LoieroIl 23 novembre scorso, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, duecento ragazzi romani si unirono in un abbraccio simbolico con i loro coetanei calabresi, indossando e iniziando a distribuire anche a Roma le magliette che riportano il messaggio del movimento giovanile contro l’indifferenza: “E adesso ammazzateci tutti”.

Fu un incontro emozionante per tutti noi, fu emozionante vedere quei ragazzi uniti, coraggiosi e determinati nel far valere il senso della giustizia e della legalità. Il mio viaggio a Locri con una delegazione di studenti romani segue quell’incontro, e vuole sottolineare, ancora una volta, l’impegno a sconfiggere il muro dell’indifferenza e a cambiare qualcosa. Proprio come i ragazzi di Locri, che dinanzi all’omicidio del vice presidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno, hanno trovato il coraggio di scendere in piazza per restituire alla loro terra dignità e speranza. Si sono dichiarati alleati dello Stato, pretendendo però che lo Stato garantisca la loro condizione di cittadini uguali a tutti gli altri. La decisione di mobilitarsi pubblicamente, rendendosi quotidianamente protagonisti della battaglia per la giustizia e la legalità nella loro regione e nel meridione del nostro Paese li ha resi simbolo ed esempio di un’Italia che ha energie, ha risorse, ha virtù civili, di una nuova coscienza antimafia che parte proprio dalla afflitta Calabria, come ha ricordato anche il Presidente Ciampi durante la sua visita a Ragusa.

E anche a Roma il nostro impegno è questo. Da circa quattro anni il Comune ha promosso il progetto “Legalità”, insieme a scuole di ogni ordine e grado; un progetto realizzato in accordo e in collaborazione con enti ed istituzioni, insieme a “Libera”, l’associazione fondata da don Ciotti, che ha avuto vari momenti significativi, come quello nella scorsa primavera, allo Stadio Flaminio, dove si sono incontrati più di 3000 studenti convenuti da tutta Italia per dire no ad ogni forma di illegalità. Siamo riusciti, grazie alla legge 109, ad aprire la “Casa del volontariato” là dove c’era una bisca clandestina, dove c’erano i terreni e i manufatti del boss della banda della Magliana, Enrico Nicoletti, nascerà la Collina della Pace, in una villa sempre di Nicoletti, oggi c’è la Casa del Jazz. Qui abbiamo inciso i nomi delle vittime di tutte le mafie, perché siamo questo anche grazie alle persone che hanno sacrificato la propria vita, in nome delle istituzioni e della legalità, per non dimenticarli, perché con rigore e coerenza compivano il proprio dovere. Quei nomi, sono lì e vi rimarranno per sempre, perché così insieme a “Libera” abbiamo deciso, sui muri della villa che apparteneva ad un boss. E’ uno dei tanti modi per costruire la legalità, perché la legalità – diceva Antonino Caponnetto – si può intendere “non solo come osservanza delle leggi e delle altre norme di comportamento, ma in una accezione più diffusa, che comprende l’amore verso il prossimo, il rispetto dei diritti e della dignità degli altri, la tolleranza verso i ‘diversi’, la solidarietà verso i più deboli, i sofferenti, gli oppressi”.

Ecco, io credo che la presenza domani a Locri, insieme a tutti coloro che animano iniziative rivolte all’affermazione della giustizia e della legalità nel nostro Paese sia il simbolo migliore, il più significativo, di come questa cultura sia viva. E di come soprattutto grazie ai giovani possa davvero crescere, diffondersi, diventare più forte della paura, e alimentare quel sogno, quella speranza possibile che ci unisce: un’Italia migliore, libera dalla mafia, da tutte le mafie.

(da "il Quotidiano della Calabria", 13 gennaio 2005)

 

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