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Il
23 novembre scorso, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio,
duecento ragazzi romani si unirono in un abbraccio simbolico con i loro
coetanei calabresi, indossando e iniziando a distribuire anche a Roma le
magliette che riportano il messaggio del movimento giovanile contro
l’indifferenza: “E adesso ammazzateci tutti”.
Fu un incontro emozionante per tutti noi, fu emozionante vedere quei
ragazzi uniti, coraggiosi e determinati nel far valere il senso della
giustizia e della legalità. Il mio viaggio a Locri con una delegazione
di studenti romani segue quell’incontro, e vuole sottolineare, ancora
una volta, l’impegno a sconfiggere il muro dell’indifferenza e a
cambiare qualcosa. Proprio come i ragazzi di Locri, che dinanzi
all’omicidio del vice presidente della Regione Calabria, Francesco
Fortugno, hanno trovato il coraggio di scendere in piazza per restituire
alla loro terra dignità e speranza. Si sono dichiarati alleati dello
Stato, pretendendo però che lo Stato garantisca la loro condizione di
cittadini uguali a tutti gli altri. La decisione di mobilitarsi
pubblicamente, rendendosi quotidianamente protagonisti della battaglia
per la giustizia e la legalità nella loro regione e nel meridione del
nostro Paese li ha resi simbolo ed esempio di un’Italia che ha energie,
ha risorse, ha virtù civili, di una nuova coscienza antimafia che parte
proprio dalla afflitta Calabria, come ha ricordato anche il Presidente
Ciampi durante la sua visita a Ragusa.
E anche a Roma il nostro impegno è questo. Da circa quattro anni il
Comune ha promosso il progetto “Legalità”, insieme a scuole di ogni
ordine e grado; un progetto realizzato in accordo e in collaborazione
con enti ed istituzioni, insieme a “Libera”, l’associazione fondata da
don Ciotti, che ha avuto vari momenti significativi, come quello nella
scorsa primavera, allo Stadio Flaminio, dove si sono incontrati più di
3000 studenti convenuti da tutta Italia per dire no ad ogni forma di
illegalità. Siamo riusciti, grazie alla legge 109, ad aprire la “Casa
del volontariato” là dove c’era una bisca clandestina, dove c’erano i
terreni e i manufatti del boss della banda della Magliana, Enrico
Nicoletti, nascerà la Collina della Pace, in una villa sempre di
Nicoletti, oggi c’è la Casa del Jazz. Qui abbiamo inciso i nomi delle
vittime di tutte le mafie, perché siamo questo anche grazie alle persone
che hanno sacrificato la propria vita, in nome delle istituzioni e della
legalità, per non dimenticarli, perché con rigore e coerenza compivano
il proprio dovere. Quei nomi, sono lì e vi rimarranno per sempre, perché
così insieme a “Libera” abbiamo deciso, sui muri della villa che
apparteneva ad un boss. E’ uno dei tanti modi per costruire la legalità,
perché la legalità – diceva Antonino Caponnetto – si può intendere “non
solo come osservanza delle leggi e delle altre norme di comportamento,
ma in una accezione più diffusa, che comprende l’amore verso il
prossimo, il rispetto dei diritti e della dignità degli altri, la
tolleranza verso i ‘diversi’, la solidarietà verso i più deboli, i
sofferenti, gli oppressi”.
Ecco, io credo che la presenza domani a Locri, insieme a tutti coloro
che animano iniziative rivolte all’affermazione della giustizia e della
legalità nel nostro Paese sia il simbolo migliore, il più significativo,
di come questa cultura sia viva. E di come soprattutto grazie ai giovani
possa davvero crescere, diffondersi, diventare più forte della paura, e
alimentare quel sogno, quella speranza possibile che ci unisce:
un’Italia migliore, libera dalla mafia, da tutte le mafie.
(da "il Quotidiano
della Calabria", 13 gennaio 2005)
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