E adesso ammazzateci tutti! giovani contro tutte le mafie
   
[ L'EDITORIALE ]

A chi conviene distruggere i ragazzi di Locri?
di Aldo Pecora


“E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi". (Mc 2, 22)

Aldo PecoraMi ero imposto un dignitoso silenzio dopo le tante parole dei giorni scorsi, proprio perché speravo che si sgonfiasse l’evidente tentativo di depistaggio che aveva posto in essere la signora Musella prima con i suoi attacchi a freddo contro il sottoscritto, poi con le sue continue e melodrammatiche lamentazioni, dal “cuore” del problema principale che avevo posto, e cioè se non si ponesse una questione di etica della responsabilità politica anche per il presidente della Giunta regionale Agazio Loiero dopo gli ultimi e drammatici sviluppi delle indagini successive all’assassinio di Franco Fortugno.
Non ho nulla di personale contro Adriana Musella, ho molto da dire invece su chi presenta preventivi e fatture per impegnarsi nella lotta alla mafia e poi si sente in diritto di fare la morale a quei quattro poveri ‘straccioni di Valmy’ che siamo noi del movimento “Ammazzateci tutti”.

Io ho posto un problema di etica, loro non rispondono.
O meglio, rispondono che non sarei abilitato a porre il problema. “L’utente non è abilitato al tipo di chiamata richiesta”. Forse i cellulari hanno fatto danni veramente gravi ad alcune meningi.

E perché non sarei abilitato?
Sono forse un mafioso? O forse sono un “antimafioso a pagamento”? Sono ‘un ragazzino senza capo né coda’, come mi ha amabilmente definito il buon presidente della giunta regionale?
No. La risposta è che non sarei abilitato a porre questioni di etica perché prima del tragico 16 ottobre 2005 ho commesso il terribile reato di essere un semplice iscritto ai giovani della Margherita. Proprio come Franco Fortugno mi aveva chiesto.

Altri “reati”, allo stato, non me ne sono stati addebitati.
‘Pantaleone Sergi dixit’ per primo. Poi però ‘aggiunxit’ che io sono solo uno che parla a titolo personale e per trarne “vantaggi personali” e inoltre che non rappresento niente e nessuno (così chi aveva orecchie per intendere poteva intendere, come diceva per iscritto nei suoi pizzini il Provenzano).
Intanto in primo luogo io, povero studente universitario squattrinato, parlo secondo Pantaleone Sergi per avere “vantaggi personali”. E lo dice quel Pantaleone Sergi portavoce strapagato della Giunta Regionale, docente universitario di non-mi-ricordo-cosa, giornalista corrispondente della “Repubblica” e persino sindaco di Limbadi. All’anima di chi parla per vantaggi personali!
In secondo luogo in questi quattro giorni i giornali ed il nostro sito internet www.ammazzatecitutti.org sono stati letteralmente inondati di attestati di stima e di incoraggiamento nei miei confronti.
Dopo il portavoce della Giunta regionale un’altra persona che percepisce la giusta mercede dalle tasche dei contribuenti calabresi, la signora Adriana Musella, ha ritenuto opportuno far partire la fiera delle menzogne nei miei confronti dicendo in un comunicato stampa, dal vago odore di bruciaticcio, che non ero credibile in quanto ero stato candidato della Margherita a non so bene cosa, costringendomi ad iniziare un ormai quotidiano rapporto di amicizia con gli avvocati, visto che non avrei potuto non querelarla per le menzogne (con allegate offese gratuite) elargitemi dalla stessa a freddo, senza nessuna provocazione da parte mia che mai, in passato, l’avevo tirata in causa.
Nei giorni successivi la fiera delle offese a chiari fini delegittimatori nei miei confronti continuava con gli improperi dedicatimi da un ammiratore della signora Musella, l’imprenditore De Masi Antonino da Rizziconi, che  ho dovuto segnalare alla solerte attenzione dei miei amici avvocati per la valutazione nelle opportune sedi giudiziarie.
Evidentemente ormai proverò ad entrare nel ‘guinness dei primati’ come il ventenne cha ha dato più querele nel mondo.
Perché, come diceva il buon Corrado, “non finisce qui”, ed è proprio vero che al peggio non c’è mai fine.

Ieri, 4 luglio, un quotidiano calabrese ha pubblicato con grande evidenza (addirittura in prima pagina) un articolo a firma del segretario regionale e del segretario provinciale di Reggio Calabria della Sinistra Giovanile.
E’ la cosa più brutta che abbia mai visto pubblicata su un organo di stampa, una miscela di malafede, di livore acido, di cattiveria talmente accecanti da non accorgersi di essere, oltre che passibili di querela, elementi rivelatori di un chiaro disegno tendente a delegittimare gli altri potenziali ‘competitors’ nella formulazione di una futuribile sinergia politica tra i giovani democratici calabresi.
Hanno paura, è evidente, che qualcuno possa insidiare le loro belle poltrone, i loro eleganti uffici, le loro “promozioni” da vigile del fuoco a componente la segreteria della Presidenza del Consiglio Regionale. Mica caramelle. (A proposito, mi piacerebbe proprio sapere cosa ci fa un pompiere nella segreteria del Presidente Bova: evidentemente a volte le riunioni politiche assumono toni troppo… incandescenti!).

E vengono a fare la morale a me, a noi!
E cosa ci si può aspettare da questi “giovani vecchi”?
Che attacchino la mafia? E quando mai…
Che attacchino il potere costituito? Ma se ci si siedono a tavola…

Che soffrano e piangano con i calabresi che soffrono e piangono? E come fanno a sentirli, sigillati come sono nelle stanze dove si ammicca, si ridacchia e si porta un bello stipendiuccio a casa…
Noi non li abbiamo mai né visti né sentiti fino ad oggi, quasi un caso da segnalare a “Chi l’ha visto”.
In Calabria ci sono stati centinaia di drammi e tragedie quotidiane, ma mai avevamo letto né sentito nulla dai “due segretari” (un titolo degno di un film di Totò e Peppino, non credete?).

Ammazzano Franco Fortugno, Gianluca Congiusta, la mafia stermina decine e decine di altri figli e padri di famiglia solo nella locride, distruggono le serre delle cooperative antimafia di mons. Bregantini, la famiglia Mazza proprietaria dell’ex ristorante “Al Valantain” chiude per mafia ed è costretta ad espatriare per vivere, Pippo Callipo presidente degli industriali calabresi infiamma le cronache dei giornali con dichiarazioni sconvolgenti…

Noi, straccioni di Valmy del movimento “Ammazzateci tutti” eravamo lì, nei luoghi del dolore, a dare il nostro piccolo contributo di solidarietà e di coraggio.
Dov’erano loro, arroganti caporali della politica politicante?
Non c’erano. Non ci sono mai stati.
Ma ieri si sono ricordati di essere vivi. Per sputare una fetida boccata di veleno contro di Aldo Pecora si sono persino messi a scrivere, con encomiabile sforzo.

E mentre a Vibo una terribile tempesta di fango ed acqua si portava via quattro vite, tra le quali quella di un bimbo di appena quindici mesi, loro pensavano a scrivere contro Aldo Pecora, senza neanche un attimo d’attenzione per le notizie drammatiche che giungevano dal vibonese, come sicari ben prezzolati per eseguire un lavoro sporco.
E come i sicari hanno lavorato con la coscienza, ed il cervello spenti.
Hanno inventato risibili storie di comizi che avrei tenuto addirittura a Palermo, hanno scritto che chi come me è iscritto ad un partito politico non può preoccuparsi di questioni etiche (Ah! Ecco come si spiegano tante belle carriere all’insegna delle tre scimmiette nonvedo-nonsento-nonparlo!), hanno sottolineato che ho avuto il barbaro coraggio di fare campagna elettorale per il mio partito e, udite udite, che avrei deciso io le candidature per il Parlamento nella lista dell’Ulivo senza nemmeno preoccuparmi di tenermene una per me stesso. Alla faccia del caciocavallo!

Penso con orrore a quanto li ho scandalizzati specialmente con questa loro ultima convinzione!
Ma adesso basta, anche un giovane guerriero come me ad un certo punto può anche decidere che è ora di finirla.
Sono giorni che mi sveglio all’alba, dopo che sto fino a tardi a studiare come tutti gli studenti, per correre all’edicola a leggere quante me ne diranno sui giornali.
Io sono stato in silenzio, sono stato l’unico a dare seguito alla richiesta del presidente Loiero di “abbassare i toni della polemica” mentre gli altri, anche i suoi dipendenti, continuavano a massacrarmi.

Il disegno è ormai scoperto, e quando ho visto che persino i “due segretari” hanno distratto dagli sbadigli le loro bocche e le loro dita dai cornetti alla crema allora non c’è più dubbio: stavolta è stato deciso “colà dove si puote ciò che si vuole” che era giunto il momento di distruggere i “ragazzi di Locri”, che evidentemente non erano più controllabili come le due o tre marionette ancora con i fili nelle mani “giuste”.

Ci hanno provato in tutti i modi: con le intimidazioni, con le menzogne, con i falsi comunicati stampa a comando, con le dichiarazioni ad orologeria, con qualche (per fortuna pochissimi) giornalista compiacente…
Niente, c’era sempre più grande e sempre più incontrollabile quella sacca di ‘sovversivi’ che si faceva chiamare “Ammazzateci tutti”, e quel ragazzino ‘senza capo né coda’ che si atteggiava a fare il Peppino Impastato della situazione, incontrollabile e senza peli sulla lingua. E soprattutto con la schiena dritta di fronte ai potenti, che si erano abituati a pensare i giovani come se fossero tutti come i “due segretari”.

Ma a chi conviene distruggere i “ragazzi di Locri”?
La risposta datevela voi stessi, ognuno di voi, nella vostra intelligenza, semplicemente ripassando la cronologia di questi giorni, i soggetti coinvolti, ed i soggetti di secondo livello che non devono apparire, ma ci sono.

Io invece adesso faccio appello a tutti i calabresi onesti, ai padri ed alle madri di famiglia che non ce la fanno più, ai giovani che sono stanchi di questa continua morte civile, ai sacerdoti, ai politici, ai sindacalisti, ai professori, agli imprenditori che sono veramente innamorati della nostra terra: aiutateci a non andare via, esattamente il contrario di quello che altri avevano sospirato nei giorni scorsi.

Aiutateci a non arrenderci, a non abbassare le braccia, a non chiudere gli occhi, a non cadere piangendo sulle ginocchia, a non mettere per la milionesima volta i nostri sogni in una valigia di cartone.

Oggi, per chi è uno spirito libero, è molto più facile vivere fuori dalla nostra Calabria che battersi per restare.
Ma voi aiutateci a non andare via! Aiutateci a sognare ancora in calabrese.

Aldo Pecora

5 luglio 2006

 

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