E adesso ammazzateci tutti! giovani contro tutte le mafie
   
[ L'INTERVISTA ]

Intervista a Maria Falcone, sorella di Giovanni.
di Pino Finocchiaro

 

Maria Falcone- Emerge una nuova maturità della società civile?
“Francamente, penso che la società civile non abbia smesso di credere nel valore della lotta alla mafia. Fenomeni come “addiopizzo” a Palermo o i ragazzi di Locri lo dimostrano ampiamente. Piuttosto sono stati i mezzi di informazione a trascurare o peggio a edulcorare il potere della mafia e la sua capacità pervasiva nei gangli del potere”.

- Cosa è cambiato dai tempi delle stragi?
“Cosa Nostra si è inabissata. Si è resa invisibile. Quindi è più pericolosa. Non ha bisogno di far tuonare le armi, eppure riesce a riscuotere il pizzo - secondo i dati della Confesercenti che personalmente ritengo attendibili – dall’80 per cento degli imprenditori dell’isola. Ma la mafia non si limita a riscuotere il pizzo, ha le sue imprese, le sue finanziarie, i suoi politici di riferimento”.

- Detto così, sembrerebbe un sacrificio inutile quello di Falcone, Morvillo, Borsellino e dei loro collaboratori.
“No. Le stragi erano evitabili. Ma il loro sacrificio ha svegliato la società civile. Ha fatto comprendere che le stragi nascevano non da esigenze di Cosa Nostra ma per salvare il coacervo di interessi che le mafie intrecciano con grandi imprese e politica. Il problema non è colpire i gruppi di fuoco ma la zona grigia dove le responsabilità restano indistinte”.

- Come portare alla luce queste responsabilità?
“Come ha detto Maria Falcone, usando il metodo Falcone. Indagini, rivelazioni e poi riscontri, riscontri, riscontri. Non bastano le rivelazioni dei pentiti o le intercettazioni. Falcone usava un metodo scientifico, celebrato anche all’accademia dell’Fbi, che tutti dovrebbero tornare ad utilizzare”.

- Ti è piaciuta la fiction?
“Complessivamente sì. Presenta bene il problema. Però gli autori si sono presi qualche licenza narrativa. Mi riferisco all’attentato all’Addaura e all’assenza di eroi chiave come il commissario Beppe Montana, trucidato mentre era sulle tracce di Provenzano. Mi piacerebbe che l’epoca delle stragi venisse narrata in una sorta di docu-fiction che usi i materiali registrati dagli operatori Rai. Un esempio per tutti la borsa da sub rinvenuta all’Addaura che avrebbe dovuto spazzare via Giovanni Falcone e Carla del Ponte. Comunque, meglio qualche licenza narrativa in più che il silenzio assoluto. E’ un passo avanti non da poco. Iniziative come quella della fiction su Falcone vanno incoraggiate, sempre”.

- La programmazione della Fiction avrà fatto cambiare idea a qualche mafioso?
“Ho visto trattenere qualche risatina tra i detenuti dell’Ucciardone ai quali è stata proiettata la fiction qualche giorno prima davanti alle ricostruzioni più controverse. Ma li ho visti farsi seri davanti alla scena del commissario Ninni Cassarà ucciso sotto gli occhi della moglie e della figlia. Un giovane detenuto con precedenti comuni ha commentato: “Una scena distruggente!”.  Non cambia la loro idea del rapporto tra mafia e poteri legali, ma tocca al cuore la sensibilità. “Siamo esseri umani, non perché siamo costretti a rubare” ha detto un altro. Le fiction servono anche a questo”.


(01/10/2006)

 

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