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Tanti anni fa il Giornale di Sicilia
- politicamente vicino ai cugini Salvo - ebbe la buona idea di
pubblicare i nomi e i cognomi di tutti gli esponenti del Coordinamento
Antimafia di Palermo, corredati dai rispettivi indirizzi di casa e da
ogni altra utile indicazione. Aggiungendo che in realta' questi quattro
fanatici - di cui vedi elenco nominativo - non rappresentavano nessuno e
che il movimento antimafia in realta' non esisteva.
Adesso, il presidente del consiglio
regionale calabrese, che si chiama Giuseppe Bova e che purtroppo e'
diessino (torneremo su questo particolare) sostiene che il movimento dei
ragazzi di Locri, "Ammazzateci tutti", in realta' non esiste ed e'
composto solo da quattro estremisti fanatici che non contano niente. E
ne da', ovviamente, i nomi: il primo e' Aldo Pecora, che e' un ragazzo
di vent'anni e ha avuto il grave torto di fare alcune domande
pubbliche sulla personale correttezza di alcuni politici
calabresi.
Locri, come sapete, e' un posto mite dove se qualcuno ti
accusa di essere l'unico e decisivo esponente di un movimento antimafia
puoi girare tranquillo per le strade, sicuro che nessuno ti fara'
niente. E' come se Bova avesse detto, poniamo, a Stoccolma "Guardate che
questo Pecora e' il capo dei vegetariani e se togliete di mezzo lui
nessuno contestera' piu' le bistecche".
Percio' egli ha fatto benissimo
a intimidire pubblicamente Aldo, a metterlo a bersaglio della
'ndrangheta e a dire "se vi stanno antipatici i ragazzi di Locri,
prendetevela solo con lui". Bova, nella sua veste di politico, e'
inquisito per coserelle, ma in questo non c'e' niente di male perche'
piu' di meta' dei consiglieri regionali lo sono come e piu' di lui. I
pochi consiglieri incensurati, alla bouvette della Regione, si sentono -
come dire - un po' isolati. Percio' puffano appalti, coseggiano coi
mafiosi, spampuncano il pubblico denaro, solo perche' bisognosi
d'affetto da parte dei colleghi gia' inquisiti. Bova non fa eccezione ma
- lo ripetiamo - a differenza dei ragazzi di Locri noi siamo uomini di
mondo e quindi non solo non lo condanniamo ma addirittura lo
incoraggiamo: "Bravo Bova, continua cosi' e un giorno sarai piu' famoso
di Cuffaro e ti faranno anche i film".
Ma perche' e' cosi' importante che Bova
- uno che denuncia alla 'ndrangheta i capi del movimento antimafia - e' diessino? Forse perche' "ormai sono tutti uguali"? No. E' un fenomeno
tipico del Ds meridionale, ed e' esattamente lo stesso fenomeno che si
verificava nella vecchia Dc. La Dc, partito interclassista,
organizzativamente era una struttura dei notabili. Un territorio, un
notabile: ognuno, statisticamente, con le caratteristiche sociologiche
del ceto medio (poiche' la Dc era un partito di ceti medi) del suo
territorio. In Veneto, cosi', avevi un Rumor pacioso che rappresentava
piu' o meno il professionista cattolico del trevigiano o di Rovigo.
C'era una borghesia cattolica, in Lombardia, da sempre iperattiva e
colta, ed eccoti i vari Bassetti. A Torino (operai, Acli, sindacato)
Donat-Cattin. In Sicilia o in Campania, dove il notabilato locale era
quel che era, spuntavano i Lima e i Gava.
Molti anni dopo, quando il partito
socialista cambio' - come si disse allora - da una razza all'altra, il
meccanismo fu piu' concentrato nel tempo, ma sostanzialmente eguale: nel
vecchio partito di notabili i ceti notabilari "moderni" subentrarono a
quelli tradizionali, il nuovo commercialista al vecchio medico
condotto. Quanti operai evoluti ci sono adesso nel ceto dirigente del
Ds meridionale? Quanti professionisti "tecnici" - insegnanti,
impiegati, ingegneri - e quanti legati invece alla gestione del denaro?
Come si e' trasformato sociologicamente il notabile meridionale, e
quello "di sinistra" in particolare? Visto che ormai di interclassismo
si tratta, e *dunque* di notabilato locale (gia' ora che ci sono ancora
i partiti: figuriamoci quando ce ne sara' solo uno, il famoso
"partito democratico") la questione non e' di poco peso.
Io penso che il notabilato di sinistra,
al sud, sia gia' in gran parte un notabilato d'affari; non lo castra il
moderatismo, ma proprio il posizionamento sociale. La sinistra giovanile
di molti paesini del Sud, che non e' fatta di notabili ma (finche' non
vengono eventualmente cooptati) di ragazzi, pur con la stessa linea
politica formale, si batte contro la mafia con coraggio e determinazione. Il
difetto, evidentemente, non sta nella politica ma in chi la incarna. E
quando un pezzo di societa' si ribella - sostanzialmente e non
solo "politicamente", come da noi - e comincia a contestare il potere,
e' visto automaticamente come un nemico, da questo notabilato. E
viene denunciato come tale. Bova, percio', non ce l'ha coi ragazzi di
Locri perche' siano "estremisti" (Dio sa che non lo sono affatto) o
perche' siano di altri partiti (la maggior parte di loro, probabilmente,
vota proprio Ds).
Li teme proprio perche' sono
antimafiosi, e dell'antimafia riprendono istintivamente il contenuto
piu' profondo, la lotta alla gestione incontrollata e padronale del
potere. Abbastanza per combatterli, come vedete, senza starci a pensar
troppo su. Bova, che e' (non da gran tempo, in verita', e alla fine di
un percorso abbastanza tortuoso) "di sinistra", per fortuna si limita a
combatterli con le parole, anche se la sua professionalita' di
politico evidentemente non e' abbastanza profonda da insegnargli la
pericolosita' dell'uso incontrollato delle parole. Non volendo
maramaldeggiare, ci asteniamo dall'elenco dei casi (spesso anche
penalmente rilevanti) in cui sono stati coinvolti, negli ultimi dodici
mesi, notabili di quel partito in quella zona. Ne attribuiamo l'origine,
ripetiamo, non al partito ma all'imprinting sociale.
Osserviamo pero' che Bova avrebbe dovuto
essere pubblicamente censurato dal suo partito gia' a agosto, quando
nella regione Calabria - col suo contributo determinante - si ebbe il
silenziamento d'autorita' di tutte le informazioni via internet su tutte
le attivita' della Regione. Appalti, consulenze, pubblici esborsi, in
Calabria divennero di punto in bianco - come nella Calabria vicereale, o
come in Cina - "arcana imperii". Questo non si sarebbe dovuto tollerare;
ed e' stato tollerato.
Il Ds nazionale, in questo, e' stato
inadempiente. Adesso un'ulteriore tolleranza e' impossibile, visto che
il sostanziale fascismo di Bova - del notabile Bova - si estrinseca non
solo in un imbavagliamento delle notizie, ma anche in un pericolo fisico
per i dirigenti del movimento antimafia, i vari ragazzi di Locri e i
loro amici. Percio' tutte le critiche per Bova (nel senso e coi limiti
che abbiamo detto) non possono piu' fermarsi in Calabria ma
risalgono l'autostrada e - faticosamente e lentamente - approdano a
Roma. Qui possono essere prese in esame dalla direzione Ds e dalla sua
segreteria.
Onorevole Fassino, se le parole di Bova (il "giudice
ragazzino" di Cossiga: Livatino fu ucciso poco dopo) dovessero produrre
danno, la responsabilita' morale, Lei comprende benissimo, sarebbe -
per inadempienza - anche Sua.
Riccardo Orioles
(da
"La Catena di San Libero" n. 347)
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