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Ho
appena finito di leggere il meraviglioso libro di Peppino Lo Bianco
sulla agenda rossa di Paolo Borsellino misteriosamente scomparsa dalla
borsa del giudice assassinato 15 anni fà.
Un libro che racconta gli ultimi 58 giorni di vita di Borsellino, dal 23
maggio al fatidico 19 luglio.
Appena finito il libro decido di fare un controllo sulle agenzie di
stampa e mi accorgo di un dispaccio sulla trasmissione da parte della
Dda di Palermo a quella di Caltanissetta, competente territorialmente
sulla procura di Palermo di un nuovo fascicolo riguardante le indagini
sulla morte di Paolo Borsellino.
Un fascicolo pieno di novità?
Non credo proprio anzi credo che siano fatti stranoti a tutti, come la
presenza in via D'Amelio di un poliziotto trasferito alcuni mesi prima
alla questura di Firenze perchè pare abbia "venduto" i suoi colleghi ad
un gruppo di spacciatori, o alla presenza dell'allora capitano dell'Arma
dei Carabinieri Arcangioli, visto allontanarsi dal luogo della strage
con in mano la borsa di Paolo Borsellino appena estratta dai rottami
della Croma blindata sulla quale sedeva qualche istante prima
dell'esplosione il povero giudice.
Per quanto riguarda il telecomando a distanza di 15 anni non si sa
ancora chi abbia effettivamente azionato il pulsante e addirittura non
si è più sicuri se sia stata una autobomba o forse un fusto di latta
carico di tritolo lasciato li sulla strada senza che nessuno se ne
accorgesse.
Del resto lo Stato non si è mai volutamente accorto che le misure di
protezione erano decisamente inadeguate nei confronti di quel giudice
che all'indomani della morte di Giovanni Falcone era l'obbiettivo numero
uno di quella maledetta stagione stragista iniziata forse perchè
qualcuno si era fatto carico di trattare con la mafia per conto dello
stato.
Misure di protezione inadeguate visto che gli stessi uomini della
scorta, pare che abbiano scritto ai loro superiori per richiedere misure
di vigilanza in via D'amelio.
Altro episodio che in questi giorni impazza sui quotidiani è l'incontro,
negato, tra Paolo Borsellino e il neo ministro dell' Interno appena
insediato Nicola Mancino.
su questo episodio vi sono due testimonianze chiave, quelle del
procuratore aggiunto di Palermo di allora, il dott. Aliquò e il pentito
Gaspare Mutolo.
Cosa c'entrano questi due personaggi l'uno diverso dall'altro?
Semplice sia Borsellino che Aliquò si trovavano alle ore 17.40 del 1
luglio 1992 nei locali della DIA di Roma ad interrogare Gaspare Mutolo
il quale stava iniziando a verbalizzare la sua collaborazione e stava
per mettere nero su bianco le presunte collusioni tra il dott.
Signorino(PM della procura di Palermo suicidatosi in seguito alle
dichiarazioni del Mutolo), quelle di Bruno Contrada ex numero tre del
SISDE condannato in via definitiva a dieci anni e alcune cosche mafiose
palermitane.
Alle 17.40 in punto il telefono cellulare del dott. Borsellino squilla,
risponde, dopo pochi secondi chiude la telefonata e alzandosi dalla
sedia comunica sia al Mutolo che al dott. Aliquò che il Ministro Mancino
lo ha convocato presso il Viminale e lo stesso dice che si deve chiudere
il verbale per circa 30 o 40 minuti.
Il dott. Aliquò decide di accompagnare il Borsellino e dichiarerà:" ho
accompagnato Paolo fino alla soglia dell'ufficio del Ministro Mancino".
Dopo circa un'ora i due rientrano nei locali della Dia per riaprire il
verbale del Mutolo, ma quest'ultimo si accorge del troppo nervosismo del
magistrato e gli chiede cosa fosse successo.
Il Mutolo successivamente dichiarerà:"quando il dott. Borsellino è
rientrato era talmente nervoso che si accendeva una sigaretta dopo
l'altra e alla mia domanda su cosa fosse successo lui mi rispose che era
stato dal Ministro Mancino e che appena entrato nella sua stanza si
accorse che oltre la presenza del ministro, vi erano il capo della
polizia dott. Parisi e il dott. Bruno Contrada".
Perchè il Ministro Mancino ha sempre negato questa circostanza? Cosa
hanno chiesto i tre al dott. Borsellino? I soliti misteri italiani che
hanno sempre caratterizzato la storia del nostro paese.
Per quanto riguarda il telecomando della strage dovremo aspettare ancora
anni per capire da dove e arrivato?
E' forse stata la famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto a consegnarlo ai
palermitani come nel caso della strage di Capaci?
E qui potrebbe rientrare benissimo il passagio del nuovo fascicolo in
cui si parla dei servizi segreti deviati.
Ricordiamo che a Barcellona vive tutt'oggi libero l'avvocato Saro
Cattafi, l'uomo che negli ultimi 20 anni è stato al centro di tutte le
indagini italiane sul traffico internazionale di armi e alla procura di
Caltanissetta basta soltanto rispolverare il fascicolo sull' omicidio
del giudice Falcone per capire chi è, o basta ascoltare la "visionaria",
come l'hanno descritta tutti, Sonia Alfano.
Chiedete a lei che forse qualche risposta su Cattafi e su come e da chi
è stato consegnato il telecomando per Capaci la saprà dare.
Questa volta decido di firmarmi con nome e cognome.
Chicco Alfano
19 luglio 2007
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