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(31 dicembre 2005)
Care italiane e cari italiani,
Ogni anno in questo giorno, come di
consueto, potenti, politici, presidenti, governanti, parroci, vescovi,
cardinali, papi, intellettuali, artisti, professori, luminari,
imprenditori, sono soliti fare il sunto di quello che è stato l'anno
trascorso e tracciare le linee guida per quello che verrà.
Quest'anno vorremmo provare noi
ragazzi e ragazze a trasmettere a Voi un messaggio di fine anno tutto
nostro.
Ci presentiamo, siamo SOLO dei
ragazzi. Siamo i ragazzi di Locri, i figli di Calabria.
Siamo ragazzi normali, come i vostri figli; anche noi ogni giorno
andiamo a scuola ed all'università, abbiamo gli stessi interessi, ci
piace la musica, scarichiamo mp3, facciamo il tifo per la stessa
Nazionale, indossiamo gli stessi jeans ed abbiamo lo stesso taglio di
capelli.
Siamo solo dei ragazzi, dei ragazzi come tutti gli altri.
Quello che vogliamo lanciare è un
messaggio semplice, informale, lontano da schemi o convenzioni di sorta,
un messaggio spettinato, disordinato... Come noi.
Vogliamo che la rabbia racchiusa in questo messaggio ed in ognuno di noi
si trasformi in un urlo, anzi in dieci, cento mille, 2mila6 urli, 2mila6
e più urli di speranza.
Noi non vogliamo parlare di quello che
è stato, ma di quello che SIAMO e che sarà.
Perchè il 16 ottobre un fiore è germogliato dal sangue: è il fiore della
speranza che è rinata, una speranza di tutti, una speranza di ciascuno,
nessuno escluso.
E' la rabbia che si tramuta in voglia, voglia di un riscatto civile per
la nostra terra.
Un riscatto civile che è partito lontano ed è passato dalle gambe di
Uomini giusti, Uomini che hanno pagato l'amore per la nostra terra col
prezzo più caro: la vita.
Li hanno ammazzati, ma non sono morti; perchè le idee, i sogni e le
speranze di tutti gli Uomini giusti e di buona volontà già camminano e
continueranno a camminare sulle NOSTRE gambe.
E adesso, se ci riuscite, ammazzateci tutti!
E' questo il nostro messaggio agli
italiani.
il nostro è e continua ad essere un urlo. E' quell'urlo di protesta che
adesso stiamo provando a coniugare in proposta. E' l'urlo di una
generazione, la nostra, che ha deciso di dire basta.
Basta a questo modo di intendere la realtà che ci circonda!
Basta! Non vogliamo più essere spettatori passivi della vita che ci
scorre innanzi.
Non chiediamo più allo Stato ora di
non lasciarci soli, ma lo chiediamo a tutti gli italiani onesti e di
buona volontà: padri, madri, nonni, perchè lo Stato, Cari italiani,
siamo NOI TUTTI.
Vogliamo abbattere tutti i confini, uscire fuori dai campanilismi,
perchè la nostra è una problematica non solo della Calabria e del
Meridione, ma nazionale.
Questa nostra è e sarà una Rivoluzione.
Una rivoluzione che abbiamo intenzione di combattere armati solo dei
nostri cervelli, delle nostre e delle VOSTRE teste; perchè quella che
abbiamo di fronte altro non è che una rivoluzione culturale. Riusciremo
ad agire diversamente solo se riusciremo a PENSARE. Da qui, oggi, inizia
la Resistenza.
Siamo riusciti a portare l'Italia in
Europa, adesso con l'aiuto e la determinazione di tutti porteremo,
finalmente, la Calabria in Italia.
Buon anno a tutti, buon anno a
ciascuno!
(AVP)
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