"Benvenuti a Rosarno" Stampa E-mail
di Aldo Pecora   
domenica 10 gennaio 2010
 
L'EDITORIALE - "Benvenuti a Rosarno"Chi arriva a Rosarno è accolto alle porte del paese da un cartellone stradale emblematico, al tempo orgogliosamente installato dalle istituzioni locali: “Rosarno, città videosorvegliata”.
Proprio così. Qui si va dritti al sodo, ed attribuzioni culturali tipo “città d'arte” o simili non sono di casa. Benvenuti in terra di 'ndrangheta.
Non è che gli altri comuni del reggino se la passino meglio, anzi. E' una “fenomenologia della criminalità” ormai consolidata da tempo: cassonetti con evidenti segni di danneggiamento, strade eternamente dissestate con crateri che farebbero arrossire anche un geyser islandese, palazzine con mattoni a vista, cartellonistica stradale nei migliori dei casi divelta, ma di consuetudine crivellata da lupare e P38 a mo' di groviera.
E' così che qui i mafiosi marcano il territorio. Un po' come i cani quando fanno la pipì per strada.
Le molotov inesplose si contano ormai come fossimo tornati negli anni Trenta e la sera si lasciavano i vuoti del latte davanti alla porta di casa.
Poi c'è il tritolo, raffinatissimo, che ieri ha fatto saltare per aria un negozio di informatica, oggi un bar o una pescheria, domani chi lo sa.

Da un lato una potenza militare spietata e molto più avanti in strategia anche di organizzazioni terroristiche come l'Eta o Al Quaeda, dall'altra una classe dirigente in gran parte culturalmente e politicamente indietro di più di quarant'anni rispetto al resto d'Italia. Nel mezzo i cittadini, per lo più  gente umile e che vorrebbe vivere onestamente, ma comunque facilmente inclini alla reverenza a questo o a quel padrone di turno. E questo è un problema patologico, non certo occasionale.

La prima vera dimostrazione pratica di cosa volesse dire la parola “dignità” ce l'hanno data poco più di un anno fa gli africani, quando contro due di loro furono esplosi diversi colpi di pistola. Sì, proprio quegli stessi immigrati che da sempre sono pagati meno di un pacchetto si sigarette e che ora sembrano aver perso la testa.
Vessati, malnutriti, picchiati, minacciati, e per di più ostaggio di quegli stessi caporalati 'ndranghetistici che in molte occasioni paradossalmente si saranno subdolamente finanche fatti scudo delle leggi dello Stato per costringerli nuovamente al silenzio ogni qual volta avranno accennato ad alzare la testa: “Se vuoi stare qui così è, altrimenti denuncia ed espulsione immediata”.

Per questo io voglio continuare a credere nella buona fede degli immigrati, che ora cominciano a venire deportati lontano da Rosarno. E anche se hanno sbagliato nel modo di reagire, un po' invidio il loro senso di solidarietà civile. Perché se la 'ndrangheta oggi o domani sparasse ad un povero cristo calabrese, quello stesso popolo che si ritiene più civile di questi sporchi negri si volterebbe dall'altra parte. E' l'eterna condanna di questa terra, e purtroppo noi abbiamo già letto e riletto pagine come queste.

 

Aldo Pecora
Presidente "Ammazzateci Tutti"
 
(pubblicato su "U Cuntu" di Riccardo Orioles del 10 gennaio 2010)


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Commenti (9)Add Comment
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...
scritto da Franco , 10 gennaio 2010
Avete mai chiesto a questi rosarnesi così animosi verso i neri se non pensano sia il caso di utilizzare questa animosità per una causa più degna, per esempio aggregandosi con lo stesso piglio – ad esempio - ai cortei ed alle iniziative del vostro movimento anti-’ndrangheta ?
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...
scritto da megaride , 10 gennaio 2010
Oh! Cacchio! Finalmente vi siete decisi a parolare anche voi? Dov'è finita la retorica dell'antimafia scalpitante, dei grillini e santoriani, travaglini e dipietreschi... che vanno a manifestare a Milano contro un politico morto, Craxi, e non scendono in piazza a Rosarno, accanto agli schiavi immigrati?... Ma fatemi il piacere..... 7+ al compitino di Aldo Pecora, una pagina lirica scritta sottocoperta, rifocillato e ben pasciuto, a botti conclusi!!! Davvero coraggiosi!
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bellissimo
scritto da Gigi Battaglia , 10 gennaio 2010
Il pezzo è davvero stupendo. Da Calabrese sono orgoglioso di Aldo Pecora e di tutti voi ragazzi!
La situazione rosarnese è davvero assurda, ma tutti sapevano che prima o poi sarebbe accaduto, ma nessuno ha mai preso provvedimenti in merito. I neri vivevano in situazioni fuori dall'umano e nessuno se n'è mai occupato prima di oggi!
megaride questi giovani di Ammazzateci tutti sono in prima linea in Calabria, ci sono sempre stati e ci sono anche oggi. Anzi, fanno ciò che la politica dovrebbe fare. Svolgono un lavoro pazzesco sempre.

Grandiosi!

Gigi Battaglia
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Il Fratello Africano ci ha insegnato cos'č la Dignitā e la Libertā
scritto da Vincenzo , 11 gennaio 2010
Magari avessimo avuto, noi, la stessa Dignità degli immigrati di Rosarno, il senso di Libertà, il coraggio di opporci al sopruso. Magari avessimo rivoltato le nostre città, i nostri Paesi, al primo morto ammazzato, al primo gambizzato, alla prima carica di tritolo messa sotto il balcone di casa di chiunque.
Abbiamo sì gridato, protestato, manifestato ... ma soltanto per un giorno! Spesso abbiamo chiuso gli scuri delle finestre e ci siamo rintanati nelle nostre comode case, per non vedere e non sentire nulla. La reazione degli immigrati ha fatto paura, perchè non è stata una manifestazione garbata, misurata, rispettosa delle Leggi! Loro hanno fatto rumore, si sono fatti sentire come hanno potuto, hanno fatto tremare quella terra che li teneva relegati in uno stato di schiavitù nonostante fosse in atto un'autentica caccia al "nero".
Così si fà! E così dovremmo fare nei confronti dei tanti mammasantissima che ci costringono, con la loro arroganza, ad abbassare la testa ogni giorno.
Ma noi non siamo Africani! Non sappiamo cosa vuol dire aver subìto l'onta della schiavitù, per questo la loro protesta per le vie di Rosarno, contro chi li usava come bersaglio, è stata il più bel tributo alla Libertà. Loro sono andati via (li abbiamo cacciati) e invece dovevamo proteggerli, perchè solo loro potevano liberarci dalle catene della Ndrangheta! E sono loro che ci lasciano un monito davvero pesante: contro i soprusi bisogna reagire e incutere timore e noi, purtroppo, non sappiamo fare nè l'una nè l'altra cosa.
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!!
scritto da eleonora , 11 gennaio 2010
non ritengo giuste le tue parole ale, mi dispiace....tutti sanno della rivolta ma nessuno tranne NOI conosciamo il motivo....e comunque....se x 20 anni gli abbiamo offerto il lavoro e del mangiare e purtroppo sn le istituzione ke dovevano curarsi di trovare delle soluzione per costruire delle palazzine idonee....
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condivido pienamente l'articolo
scritto da gianfranco , 11 gennaio 2010
Sono siciliano e oltre a condividere la tua analisi, mi ha colpito la riflessione sulla solidarietà fra neri poveri "cristi" che colpiti hanno reagito insieme, mentre noi civili meridionali in terre di mafie davanti ai sopprusi giriamoo la testa , quando non l'abbassiamo, ringraziando Iddio che non è capitato a noi. E' molto amaro buona fortuna ragazzi!
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chi comanda in calabria?
scritto da giuseppina tobaldi , 12 gennaio 2010
chi comanda a rosarno come in tutta la piana sono i Pesce e i Bellocco che controllano anche il mercato agroalimentare. la procura ha recentemente scoperto una truffa ai danni dell'UE per 45 mln di fondi destinati alla produzione di agrumi. siccome i soldi arrivano lo stesso conviene lasciare i mandarini sugli alberi. ergo i braccianti da due anni a questa parte non servono più. Maroni dice che tutto ciò è il frutto di un'eccessiva tolleranza; è vero ma la tolleranza è per la criminalità organizzata (scudo fiscale, vendita all'asta dei beni confiscati alle mafie, non esiste il reato di caporalato, il lavoro nero è punito solo con una sanzione, la riforma della (in)giustizia prossima ventura, limitazione delle intercettazioni e ammorbidimento del 41 bis)
gli africani hanno fatto ciò che gli italiani non sono più in grado di fare: si sono ribellati alla criminalità e allo sfruttamento. in fondo cosa avevano da perdere?
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Straordinario
scritto da Silvio S. , 12 gennaio 2010
Grazie di esserci e non mollate mai.
S. Spagnolo da Villaga (VI)
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A partire dai fatti di Rosarno
scritto da Pereira50 , 25 febbraio 2010


Strada Facendo 4
Don Pino de Masi, vicario generale della diocesi di Oppido-Palmi e referente dell’associazione ‘Libera’ per la piana di Gioia Tauro.
Seconda giornata, 6 Febbraio 2010




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