Calabria: il Pm chiede la condanna di Garofalo e La Rupa. Nel silenzio assordante della politica Stampa E-mail
di Redazione   
sabato 01 novembre 2008

CATANZARO - È proseguita ieri pomeriggio, nell’aula bunker di Catanzaro, la requisitoria del pubblico ministero della Dda Vincenzo Luberto davanti al giudice per le udienze preliminari del tribunale Abigail Mellace, dove di sta svolgendo il troncone abbreviato del processo Omnia con rito abbreviato. Il procuratore della direzione distrettuale antimafia che ha coordinato l’operazione contro il clan Forastefano dopo il resoconto dell’udienza del sei ottobre scorso, nella quale ha spiegato l’attività di usura messa in piedi dalla potente organizzazione mafiosa che nella Sibaritide, ieri ha evidenziato il grado di coinvolgimento dei due politici di spicco nella trama criminosa del clan di Cassano: l’ex sindaco di Amantea ed ex consigliere regionale Franco La Rupa, e il consigliere provinciale Luigi Garofalo, eletti nelle file dell’Uder.

Secondo le accuse, i due avrebbero ottenuto sostegno elettorale da parte del clan dei Forastefano in cambio di finanziamenti pubblici al clan. La Rupa - avrebbe riferito il collaboratore di giustizia Francesco Elia - sarebbe stato favorito dai Forastefano in particolare per l’elezione al consiglio regionale in cambio di finanziamenti pubblici a membri della ndrina. Per i due il pm ha chiesto al gip di condannarli secondo il dettato dell’articolo 416 bis del codice penale - ovvero "concorso esterno in associazione di stampo mafioso" - che si applica a chi, pur non essendo affiliato all’organizzazione criminale, ne favorisce consapevolmente l’attività, o, in subordine secondo il 416 ter: "chi ottiene la promessa di voti in cambio della erogazione di denaro".

Il pm ha poi ricostruito alcuni passaggi importanti relativi all’attività di truffa ai danni dell’Istituto nazionale della previdenza sociale e di società finanziarie, realizzate attraverso la predisposizione di documentazione attestante falsi rapporti di lavoro nel settore agricolo e false documentazioni contabili.

Ma nella lunga lista dei reati di cui sono accusati, a vario titolo, gli 81 imputati (34 hanno scelto il rito abbreviato) ci sono - oltre l’associazione mafiosa, l’usura a tassi con tre cifre e la truffa - anche la rapina, l’estorsione, e l’immigrazione illegale. In particolare gli uomini del clan Forastefano avrebbero imposto in modo generalizzato e indiscriminato pagamenti a titolo estorsivo agli imprenditori agricoli, agli imprenditori del terziario e agli appaltatori di opere pubbliche e private in tutta la Piana della Sibaritide, rinforzando la carica intimidatoria attraverso il sistematico ricorso al danneggiamento.

Nella sua ricostruzione, il magistrato ha spiegato come, attraverso il controllo di una serie di cooperative agricole, riciclava gli introiti delle estorsioni e controllava anche l’immigrazione clandestina e il mercato del lavoro nero in tutta la Sibaritide.

Infine, secondo gli elementi di indagine in mano ai magistrati, gli associati della cosca gestivano in regime di monopolio ’ndranghetistico dell’offerta del pescato nel territorio di Cassano Ionio, attraverso imprese, vicine al sodalizio, che rivendevano i prodotti ittici.

La prossima udienza è fissata per il 14 novembre, data in cui il magistrato della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro dovrebbe terminare la sua requisitoria e comunicare le sue richieste di pena.

Francesco Mollo, Il Quotidiano della Calabria , 1 novembre 2008

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SILENZIO ASSENSO? Nella foto, il presidente della Provincia di Cosenza, Mario oliverio. Mario Oliverio, presidente della Provincia di Cosenza, continua forse a ignorare la permanenza di Luigi Garofalo nel consiglio provinciale di Cosenza.

Più volte pubblicamente sollecitato dagli scrittori antimafia Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio a imporne le immediate dimissioni, per un fatto etico, in attesa del verdetto della giustizia.

Oliverio, ricandidato presidente della Provincia di Cosenza, le elezioni si terranno nella primavera del 2009, fu eletto nel 2004 anche coi voti di Luigi Garofalo, candidato nella lista dell’Udeur e accusato d’aver mediato, alle regionali del 2005, fra La Rupa e la famiglia Forastefano.

Il 18 ottobre scorso, Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, non ha partecipato a un convegno della Provincia di Cosenza intitolato "Per un ambiente libero da tutte le mafie", ufficialmente per motivi familiari. Sul suo sito, www.19luglio1992.com, ha però dichiarato la propria inquietudine in seguito alla lettura d’un articolo di Morrone e Alessio con rilievi su comportamenti politici di Oliverio rispetto a vicende dell’area cosentina.

Il 3 novembre prossimo, Oliverio parteciperà alla lettura di "Gomorra" a San Giovanni in Fiore (Cosenza), organizzata dal deputato Franco Laratta, membro della nuova Commissione parlamentare Antimafia. Morrone ha scritto a Roberto Saviano una lettera aperta, chiedendogli di intervenire. Per il giornalista di origine calabrese, la politica deve agire, davanti a pendenze come quella di Garofalo, per evitare contraddizioni. Morrone ha precisato, in sostanza, che non si può presenziare alla lettura di "Gomorra" senza assumere una posizione ferma davanti a un rappresentante istituzionale accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

La stampa Calabrese mantiene in generale il silenzio su questa posizione di Morrone, che lo stesso non definisce giustizialista e che, sottolinea, "deve entrare nelle coscienze di ciascuno, se davvero si vuole un cambiamento della Calabria, ormai sprofondata nel degrado e in mano alla ’ndrangheta".

 



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Commenti (3)Add Comment
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THE SOUND OF SILENCE
scritto da Alberto Gramaccini , 11 novembre 2008
Quando la "politica" tace non è perché non ha alcunché da dire ma perché ha già parlato.
Spiegato mi sono?
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10 novembre 2008. cerimonia della Cittadinanza Onoraria a Pino Masciari
scritto da Arturo Farncesco , 15 novembre 2008
...Ma in Calabria ve ne siete accorti?

“Torino ha da oggi un nuovo cittadino. Questo pomeriggio il presidente del Consiglio comunale Beppe Castronovo e il sindaco Sergio Chiamparino, hanno consegnato la cittadinanza onoraria a Giuseppe Masciari. La mozione per il conferimento della cittadinanza onoraria era stata presentata nel marzo di quest’anno e votata all’unanimità, il 16 aprile, da tutta la Sala Rossa.

Nato a Catanzaro quarantanove anni fa, imprenditore edile, Giuseppe ‘Pino’ Masciari dal 1997 è testimone di giustizia per aver denunciato tentativi di estorsione. Ha subìto gravi intimidazioni da parte della criminalità organizzata e, per questo, insieme alla sua famiglia, è costretto a vivere lontano dalla Calabria.

La cerimonia di consegna della cittadinanza si è tenuta in Sala Rossa. Masciari vi è arrivato a piedi, dopo essere partito da piazza Castello ed aver percorso via Palazzo di Città accompagnato da una simbolica scorta di amici e conoscenti.

“E’ stata la sua dignità a fargli scegliere la strada della denuncia - ha sottolineato Castronovo durante il suo saluto - ma da quel giorno la sua vita, e quella dei suoi cari, è profondamente cambiata… Ha dovuto rinunciare al suo lavoro, chiudere l’azienda, lasciare le sue origini, cambiare nome, nascondersi… Ma il suo senso civico - ha concluso il presidente del Consiglio comunale - non è mai venuto meno… Ha scelto di diventare paladino della legalità, testimone di giustizia”.

Dopo i ringraziamenti ai consiglieri che hanno sottoscritto la mozione, il sindaco Sergio Chiamparino, nel rimarcare le qualità della nostra città sul senso delle istituzioni e della legalità, ha però invitato: “a non usarli come atti di autocompiacimento ma viverli come monito e stimolo per un impegno ancora più grande nella lotta alla criminalità organizzata e per il rispetto delle regole”.

La prima firmataria della mozione per la cittadinanza onoraria, la consigliera Monica Cerutti, ha sottolineato la forza di Masciari e la sua scelta coraggiosa che coinvolge la moglie e i figli ed è diventata: “un simbolo della lotta alla mafia, soprattutto fra le nuove generazioni. Il nostro impegno deve essere volto affinché scelte come la sua diventino la normalità”.

Anche il vicepresidente del Consiglio, Michele Coppola, sottolinea come: “l’esempio di oggi sia quello di un uomo che ha sacrificato la propria esistenza per insegnarci il rispetto delle regole e della legalità. Viviamo in un Paese - ha concluso Coppola - in cui colpisce l’eccezione di chi non ha paura a denunciare la criminalità organizzata. Chissà quando comincerà a fare scalpore chi non denuncia”.

Infine Pino Masciari: “Ho tante emozioni. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questa cittadinanza, combattendo per valori fondamentali e mandando segnali forti che dalla mia terra non ricevuto.

Sono dodici anni che vivo lontano dalla Calabria, da deportato, da esiliato, ma rimarrò sempre calabrese. La lotta alla criminalità organizzata però non è solo un problema del sud, ma di tutta l’Italia. Lì non è tutto marcio ma la paura rende schiavi dell’illegalità. Dobbiamo essere d’esempio ai giovani - ha concluso Masciari - non possiamo più permettere che poche migliaia di persone arroganti abbiano il sopravvento sullo stato. Perché lo stato siamo noi, non loro”.
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scritto da Christian Louboutin Shoes , 09 marzo 2010
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