13/02/2006 - 16.52 Cosenza

“La lunga notte della Calabria”. È questo il titolo dell’ultimo libro di Franco Laratta, vicecoordinatore regionale vicario della Margherita.

Il testo, in corso di pubblicazione, sarà presentato i primi di marzo a Locri, alla presenza dei vertici istituzionali della regione e del presidente nazionale della Margherita, Francesco Rutelli che ne è il prefattore. Il libro di Laratta prende spunto da un’analisi fatta all’indomani dell’omicidio di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria barbaramente ucciso dalle ‘drine a Locri, città ora simbolo della lotta alle mafie. Oltre alla prefazione dell’On. Rutelli il phamplet (150 pagine), raccoglie le autorevoli riflessioni di Giovanni Latorre, Rettore dell’Università della Calabria; dell’On. Marco Minniti; del filosofo piemontese Gianni Vattimo e del Vescovo della diocesi di Locri-Gerace, monsignor Giancarlo Maria Bregantini, intervistato in esclusiva dal giornalista Domenico Michele Napolitano.
Il titolo prefigura lo stato in cui la Calabria («regione dove chi tocca muore») riversa dopo anni di abbandono da parte dello Stato. Un abbandono che ha prodotto da un lato lo scollamento tra le cosiddette istituzioni e il tessuto sociale della regione. Dall’altro il rafforzamento delle cosche mafiose che hanno consolidato e capillarizzato la loro presenza sul territorio, che sin dagli albori, in un processo di graduale evoluzione, ha mutato le sue spoglie criminali introducendosi come un virus letale nei gangli della vita reale della regione. E’ questa la lunga notte da cui la Calabria non riesce a risvegliarsi. «Una notte lunga, iniziata tanti anni fa», e che con questo vile delitto «sprofonda nel buio pesto», quasi come se fosse un incubo, è l’incipit di Franco Laratta, il quale analizza fenomeni e circostanze di una realtà non facile, invero succube del potere malavitoso che pone «il nostro futuro a rischio». Ma si vuole anche delineare una nuova prospettiva, fatta di speranza e voglia di riscoprire le regole della convivenza civile, in una Calabria a sovranità limitata con tante “zone franche” a d uso e consumo esclusivo della ‘ndrangheta.

«L’omicidio Fortugno – ha detto Laratta - ha segnato uno spartiacque. Ha segnato un punto di non ritorno. La Calabria da quella domenica d’autunno non è più la stessa. E’ cambiata alla stregua di come il mondo è cambiato dopo l’11 settembre. Se la mafia ha alzato il tiro, anche la Calabria, le sue istituzioni, molta della sua gente, molti suoi giovani hanno alzato il livello di guardia. Come gli anticorpi nei confronti del male. Una reazione spontanea, iniziata dai ragazzi locresi, massiccia, unitaria, composta e intransigente. Che si interrogano e avanzano una ferma opposizione alla regressione. Un no secco che vuole essere testimonianza e sentiero autentico di un popolo consapevole del suo carico di storia, delle sue tradizioni, della sua civiltà lunga 3.000 anni, che vuole oggi riappropriarsi di quel passato glorioso, del proprio presente e vuole gettare le basi per un futuro migliore, fatto di pace, progresso e prosperità».


(DNA)