infatti l'itenzione di di Barrack: un campo da polo
Il progetto si estende al Pevero club su cinque ettari

dale cronache locali


SERENA LULLIA

PORTO CERVO. Tom Barrack si regala un campo da polo. Per il momento il padrone della Costa Smeralda ha presentato la richiesta per realizzare il suo sogno alla Regione. La struttura dovrebbe nascere nei cinque ettari di terreno al fianco dei prati verdi del golf, sulla collina del Pevero.
Il progetto è ora sotto la lente di ingrandimento dei tecnici cagliaritani. Doppio l’iter che la pratica protocollata dalla Sardegna Resort di proprietà dell’imprenditore dovrà seguire. La prima benedizione dovrà arrivare dal corpo forestale regionale di vigilanza ambientale. Ogni intervento su aree sottoposte a vincolo idrogeologico deve essere infatti valutato dalle divise verdi. Il secondo ok passerà invece dagli uffici del comune di Arzachena. Spetta all’amministrazione rilasciare la concessione edilizia per realizzare il green.
Barrack è un appassionato frequentatore dei campi di polo. Alcuni anni fa aveva importato questo sport nel regno delle vacanze di lusso. Era riuscito a organizzare nel centro sportivo Shergan, alle porte di Arzachena, un incontro internazionale. Alla competizione avevano partecipato cavalieri arrivati da mezzo mondo e cavalli arrivati dall’Argentina. Per i campioni a quattro zampe aveva organizzato il trasporto in aereo. Ogni anno l’evento viene ripetuto ed è ormai diventato l’apertura non ufficiale della stagione in Costa Smeralda. Un business che non attira solo giocatori ma anche investitori.
Già nel 2007 tra l’amministrazione e i vertici del consorzio Costa Smeralda c’era stato un incontro per valutare l’ipotesi di costruire un campo per il polo alle porte di Arzachena. L’assessore ai Lavori Pubblici, Ignazio Ragnedda, aveva mostrato ai potenziali investitori l’area di 12 ettari in cui sarebbe dovuto sorgere l’impianto con club house. L’amministrazione voleva che la Colony investisse non solo nel borgo dei vip di Porto Cervo, ma anche ad Arzachena. L’idea era creare una struttura integrata nel tessuto sociale e non un corpo estraneo. Dopo una serie di trattative l’ipotesi si è dissolta.
Ora Barrack sembra aver abbandonato l’idea di comprare terreni alla periferia della città e punta a creare un campo da polo accanto all’impianto del golf sulla collina del Pevero con vista panoramica su Cala di Volpe. Cinque gli ettari sui quali punta a mandare al galoppo blasonati cavalli di mezzo mondo e in delirio gli aristocratici fan dello sport dei principi.

potrebbe essere a infiltraizoni mnfiose come afferma


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da www.unionesarda.it 'unione sarda versione free del 18.2\2008



allarme sicurezza in Sardegna
Diminuiscono i crimini legati alla pastorizia tradizionale, ma sono in aumento in tutta l’isola i reati contro i pubblici amministratori. In crescita anche gli investimenti, soprattutto nelle zone turistiche, della mafia e della ‘ndrangheta interessate al riciclaggio del denaro sporco proveniente dal traffico di droga e armi.
Nell’isola si sta instaurando un tipo di criminalità moderna che semina violenza nelle aree dove sono previste opere pubbliche o investimenti per il turismo e l’urbanizzazione servendosi di attentati dinamitardi e incendiari contro gli amministratori comunali, i commercianti e gli imprenditori per intimidirli. "Nella nostra regione - ha sottolineato il presidente dell'Anci, Salvatore Cherchi durante il convegno Sicurezza, legalità e controllo del territorio - la frequenza di questi atti è sette volte superiore alla media nazionale e oltre il 30% degli attentati più gravi riguarda amministratori pubblici". I dati resi noti dal procuratore generale della Corte d'Appello, Ettore Angioni confermano l’allarme e dimostrano che non è infondato. Dall’inizio del 2008 si sono registrati già nove attentati ai danni di amministratori sardi, mentre nel 2007 erano stati 75 (di cui 12 nel sud Sardegna) e, nel 2006, 67 (di cui 16 nel sud dell'Isola).
Le vittime delle intimidazioni che il più delle volte non si lasciano sopraffare dalla paura e dalle minacce continuando ad agire negli interessi della comunità senza piegarsi ai voleri dei criminali chiedono una maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio e in mezzo alla gente e una migliore attuazione della legge regionale che prevede il ristoro dei danni subiti. - "Farebbe piacere non sentirsi degli eroi, quasi che questi atti fossero un rischio professionale - ha detto il sindaco di Tortolì, Marcella Lepori, una delle vittime - ma essere più tutelati. Inoltre è uno strumento invalso che viene utilizzato per la risoluzione dei conflitti perché non funziona la giustizia ordinaria e perché si è certi di rimanere impuniti".
Il presidente della Regione, Renato Soru, e quello del Consiglio delle Autonomie locali, Graziano Milia, hanno individuato quali cause che portano all’incremento di questi reati le polemiche politiche. "A volte – ha detto Milia - trasmettiamo un messaggio di non rispetto. Fare l'amministratore non ce lo ha ordinato il medico e noi per primi dobbiamo tenere la testa sulle spalle, non accettare provocazioni e diffondere sempre maggiore cultura". E il presedente Soru ha aggiunto "a fronte di un’innata mitezza dei sardi, molta violenza nasce dalla ricerca di accaparramento, ai fini privati, di beni pubblici e dalla ribellione a quella che viene percepita, a torto, una ingiustizia (un abuso edilizio, una mancata concessione o autorizzazione, ecc.)".
Per parte loro le forze dell’ordine hanno garantito il massimo impegno per arginare e combattere questi reati. Il comandante regionale dei Carabinieri, gen. Carmine Adinolfi, ha affermato "seppure di fronte ai tagli sulle risorse finanziarie e umane l'Arma si sta impegnando per utilizzare al meglio gli strumenti a sua disposizione. Siamo sempre più a contatto con la gente e nei piccoli centri abbiamo adottato un sistema citofonico piuttosto che lasciare un militare in caserma. Però esiste in alcuni paesi, come Lula e Orune, un problema di accasermamento e alcuni carabinieri non vivono la realtà del posto ma sono costretti a fare i pendolari. Dopo le risposte a carattere investigativo si attendono altre risposte: ognuno deve fare la propria parte".