Inaugurata la mostra che si potrà visitare fino al prossimo 5 marzo
"Mistiche bianche..." al Castello
In esposizione le opere realizzate da diciannove artisti
E' stata inaugurata alla presenza del sindaco Giuseppe Scopelliti e dell'assessore Amedeo Canale, presso il Castello Aragonese, la mostra "Mistiche biancheŠil bianco vive in architetture impalpabili e con il rossoŠ.", a cura di Vitaldo Conte e con il patrocinio della Regione Calabria, del Ministero per i beni e le attività culturali, della Provincia e del centro Studi "Libero Pensiero". "Dopo il successo della mostra su Julius Evola, questa mostra segna la continuità, è originale, è un percorso che tende ad aggregare realtà diverse del Mezzogiorno e vuol trasmettere un messaggio positivo alle generazioni future - afferma il sindaco - Già dalla prima mostra i segnali sono stati reali e nel settore della cultura abbiamo investito milioni di euro che tendono a dare un messaggio nel territorio e una partecipazione attiva. Questo è l'impegno della nostra amministrazione". Dello stesso parere è l'assessore Amedeo Canale: "Reggio Calabria è location di importazione e esportazione, è un percorso che continuerà, visto che la mostra è stata già richiesta a Termoli e Catania". "Diverse sono state le mostre bianche susseguitesi negli ultimi anni: in alcune di queste, oltre a opere rigorosamente monocrome, ne erano presenti altre che vedevano il bianco "mascherato" concettualmente o "smaterializzato" nella luce e nella vibrazione". Con queste parole il critico d'arte Vitaldo Conte esprime la vocazione della sua mostra bianca. "Il bianco può talvolta acquisire intensità e innocenza da un segno rosso che lo solchi. Il bianco e il rosso si contaminano nella ferita e passione d'amore: attraversano i veli della mistica per "parlare" alle architetture impalpabili dell'anima, divenendo "fuoco", interiore e segreto, dello stesso fare-arte e delle nostre ritualità". Ed ancora: "Il bianco è l'indizio e l'essenza di una dimensione in cui i colori e i suoni sono dileguati. Il bianco, come possibilità espressiva, ha costituito e costituisce una perturbante avventura per chiunque. L'arte bianca italiana è approdata, dalla seconda metà degli anni '50 alle espressioni dei decenni successivi, a significati molteplici. La pagina, la scrittura, la partitura, la tela, l'oggettualità, l'architettura, l'evento, qualunque altra forma di creazione-bianca, vuota, invisibile sono l'espressione del superamento di ogni forma "descrivibile" e di ornamento". Diciannove artisti sono stati contagiati dall'anomalia bianca, da Francesco Guerrieri, Achille Pace, Eduardo Palombo, Pablo Echaurren, Marco Mastrangelo, Tiziana Pertoso a Rosario Antoci, Laura Baldieri, Luigi Bianco, Giulio De Mitri, Vittorio Fava, Gabriella Ferrera, Pino Labarbera, Lughia, Filippo Malice, Franco Politano, Antonio Pugliese, Giuseppe Stampone.
Una particolarità della mostra reggina è quella di essere multipla, costituita da tre distinti momenti, ognuno dei quali può vivere ed essere letto autonomamente. Una mostra di mostre unificate dal concetto della "mistica bianca". Il primo momento è un omaggio all'artista calabrese Angelo Savelli, uno degli anticipatori più interiori della monocromia italiana. Il secondo è dedicato a "il bianco nel quadro fra assoluto e dialettica". Lo spazio della tela " si edifica" con bianchi segnali-presenze o colloqui con il colore. Il terzo momento "ambiente come anima, dispersione come poesia" coinvolge il lavoro di una dozzina di artisti che si muovono tra dispersioni plastico-oggettuali e archetipi-architetture dell'anima, reperti e materialità come installazione interna. Gli artisti della mostra appartengono tutti al centro-sud italiano, come testimonianza del potere creativo e immaginale di questa area mediterranea. La mostra resterà aperta tutti i giorni sino al 5 marzo