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Massimo Brugnone
Busto Arsizio - Rosanna Scopelliti e Sonia Alfano, figlie di uomini uccisi dalla malavita organizzata, e Aldo Pecora, giovane leader di "e adesso ammazzateci tutti", conquistano il pubblico del Sociale

La mafia vissuta sulla propria pelle: parlano i testimoni

Coloro che ieri sera al teatro Sociale hanno incrociato anche solo per un momento gli occhi di Sonia Alfano o di Rosanna Scopelliti mentre raccontavano la loro esperienza di vittime di mafia, non possono non aver sentito crescere dentro di sé un sentimento di profonda commozione e inquietudine.

Il dibattito, moderato dal giornalista e autore televisivo Gilberto Squizzato, si è aperto proprio con queste due testimonianze.

A intervenire per prima è Sonia Alfano che riporta il pubblico indietro nel tempo, fino al gennaio del ’93 quando vide il corpo di suo padre Beppe, giornalista "scomodo", giacere a terra colpito a morte da tre colpi di pistola: «superare quel momento non è stato facile», racconta Sonia, «ma la forza con la quale ci sono riuscita è la stessa che uso ogni giorno per chiedere giustizia». Una forza che le permette di continuare a lottare, per noi tutti e per la sua terra siciliana, nonostante lo Stato le abbia revocato la scorta per motivi di tagli alle spese.

Rosanna Scopelliti è invece figlia di Antonio Scopelliti, magistrato ucciso il 9 agosto del ’91. La sua è la testimonianza di una ragazza consapevole del fatto che suo padre è stato ucciso due volte: «una prima volta dalla mafia e una seconda dallo Stato che lo ha abbandonato nel momento in cui più aveva bisogno». Rosanna racconta però un fenomeno che sta vivendo in questo momento in prima persona: «in Calabria c’è stato uno scatto d’orgoglio, un orgoglio di cui mio padre mi aveva molto parlato ma sul quale non riponevo più alcuna speranza. Invece c’è stato ed è partito dai giovani, quegli stessi giovani che oggi hanno portato la Calabria a difendere un magistrato come Luigi De Magistris». Rosanna coglie l’occasione anche per far capire una volta per tutte che «La mafia di cui bisogna avere più paura non è quella che fa le stragi a Duisburg, ma quella che si insinua nelle istituzioni e nelle teste della gente, quella che in Lombardia (quarta regione per beni confiscati alla mafia) investe e ricicla i suoi soldi».

Un piccolo momento di disgelo arriva con l’intervento di Aldo Pecora, il ventunenne portavoce nazionale dell’associazione antimafia “e adesso ammazzateci tutti” nata in Calabria in seguito all'assassinio di Franco Fortugno, quando alla domanda del perché continui a fare quello che fa con la sua associazione risponde: «sono interista». Una metafora senza bisogno di troppe spiegazioni per dire che Aldo continua a credere e sperare nella Calabria e nel suo orgoglio, che un giorno la aiuteranno a sconfiggere il male che si porta dentro. Pecora, insieme a denunce precise con nomi e cognomi, lancia un ulteriore grido di dolore, questa volta rivolto alla politica e ai mass media: «è brutto», dice, «vedere come oggi tutto quello che facciamo sia tacciato come antipolitica, io credo che la vera politica sia quella che facciamo noi, contro una malapolitica fatta nei palazzi del potere sempre più spesso legati alle associazioni criminose».

Anche le parole di Massimo Brugnone, giovane socio dell'associazione Liberi di Pensare che ha organizzato la serata e coordinatore per la regione Lombardia di “adesso ammazzateci tutti”, fanno sperare che anche qui le cose stiano cambiando, che finalmente anche in Lombardia si incominci a capire che la mafia non è un fenomeno solo del Sud e che non ci riguarda. La mafia è presente anche al nord, non si vede, non si sente ma è qui che investe i soldi per continuare la sua attività.
Massimo Brugnone
Busto Arsizio - Questa l'impietosa diagnosi stilata dal procuratore di Torino Giancarlo Caselli e dai giornalisti Elio Veltri e Peter Gomez, ospiti del Sociale per un incontro sulle mafie
"La politica è incapace di bonificarsi al proprio interno"

Quello tenutosi lunedì sera presso il cinema teatro Sociale di Busto Arsizio sul tema “legalità e lotta alle mafie" e organizzato dall'associazione Liberi di Pensare non è stato un incontro qualsiasi. Quanti vi hanno partecipato hanno potuto toccare con mano la determinazione e l’impegno civile di chi ogni giorno si trova in prima linea nella lotta alla mafia.

La conclusione dell’incontro è stata affidata alla persona che più si è esposta nella lotta alla mafia, un magistrato che ha rappresentato le speranze di tutta la Sicilia e a cui è stato impedito di proseguire il suo lavoro proprio nel momento in cui ha cominciato a scoprire i legami tra mafia e politica. Si tratta di Giancarlo Caselli, oggi procuratore generale presso la Procura della Repubblica di Torino. Caselli si dice «profondamente orgoglioso di aver fatto parte di un movimento che ha contrastato la mafia e che nel tempo a raggiunto numerosi risultati, come la legge che permette allo stato di sequestrare i beni ai mafiosi per restituirli alla società civile». Caselli ricorda anche persone come Libero Grassi che si sono opposte all’oppressione mafiosa del pizzo a cui le istituzioni hanno voltato le spalle. «Alcuni magistrati», prosegue, «volevano tenere Falcone lontano dai processi di mafia perchè le sue indagini, testuale, avrebbero rovinato l’economia siciliana. Questo per dare un’idea del peso della mafia nel nostro paese, e lo stesso governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha ricordato che la mafia è il vero blocco dello sviluppo del sud e del nostro paese». Il procuratore chiude i suo intervento esprimendo anche una riflessione sulla politica: «la nostra politica si dimostra incapace di bonificarsi al suo interno, questo perché tiene sempre meno conto della morale nelle scelte che compie. Un esempio è stata la gestione del processo Andreotti: la sentenza della cassazione prova definitivamente che Andreotti ha intrattenuto rapporti con la mafia fino alla primavera dl 1980, il reato però è caduto in prescrizione. Eppure oggi se ne parla come di assoluzione, questo è prima che un errore tecnico un errore politico perché non tiene conto della responsabilità morale che ad oggi dovrebbe essere la prima preoccupazione della politica del paese».
riot85
Faccio i complimenti agli organizzatori del dibattito (i ragazzi di liberi di pensare) sia perchè hanno dimostrato che le "persone normali" sono ancora interessate al tema della mafia e della legalità anche qui al nord (non credevo neanche io ci fosse così tanta gente!) sia perché gli ospiti erano davvero ben assortiti e hanno dato vita ad un dibattito molto interessante.

Se qualcuno di loro sta leggendo, faccio loro i migliori auguri perché risolvano la loro diatriba con il sindaco che ha concesso loro il patrocinio (bello sforzo) ma non il finanziamento che chiedevano per un'iniziativa così importante (che poi se non ho capito male consisteva nella concessione gratuita del teatro comunale dove si è svolta la manifestazione)....


P.S. siccome mi sembra scandaloso che un comune faccia pagare la sala del teatro ad un'associazione di giovani che tenta di portare avanti un'iniziativa che fa bene non solo alla città (c'erano anche delle scuole coinvolte) ma anche alle città vicine, perchè non mandare una mail al sindaco per dire quello che pensiamo degli amministratori locali come lui?

info@comune.bustoarsizio.va.it
protocollo@comune.bustoarsizio.va.legalmail.it
cultura@comune.bustoarsizio.va.it
Massimo Brugnone
Non volevo parlarne qui di quello che è successo col sindaco, ma dopo il tuo intervento (e te ne ringrazio) e quello che è successo oggi vi posto lettere di cittadini pubblicate su www.varesenews.it e poi racconto l'ennesima figuraccia del nostro caro primo cittadino:

Lettere al direttore - Un lettore commenta l'incontro antimafia di lunedì sera al Teatro Sociale
"... e adesso ammazzate anche me"

Ieri sera l'associazione "Liberi di pensare", organizzando il dibattito avente come oggetto la giornata della legalità e la lotta alle mafie, ha offerto un'imperdibile opportunità a tutti i cittadini di riflettere profondamente su ciò che è successo sino ad ora in Italia e che continua ad accadere in maniera imperterrita.

Il rendiconto di quanto emerso è allarmante, la classe politica è coinvolta direttamente, le frasi pronunciate nell'ordine da Sonia Alfano, Rosanna Scopelliti, Aldo Pecora, Elio Veltri, Peter Gomez e Giancarlo Caselli sono pugni nello stomaco, a suffragio di quanto affermato da loro ci sono testimonianze di vita vissuta, dati di fatto.

Non si può e non si deve più fare finta di nulla, siamo coinvolti tutti, il livello di guardia è già stato abbondantemente superato e così non si può più andare avanti, è in gioco il nostro futuro, la coscienza dei cittadini onesti si ribella, ne sono la riprova gli applausi scroscianti del Teatro Sociale gremito, applausi non di circostanza ma sentiti e calorosi.

Le parole udite da ognuno dei relatori hanno toccato i cuori e scosso le coscienze, non hanno nulla a che fare con antipolitica, qualunquismo, populismo e terrorismo, le ridicole accuse con le quali la casta cerca di difendersi pateticamente.

Nel quadro della situazione appena descritta l'amministrazione comunale di Busto Arsizio purtroppo non fa eccezione, non solo perché emblematicamente assente nel corso della serata, ma anche perché a parer mio, ci deve delle risposte. Qualche mese fa si è scritto e parlato di investimenti sul nostro territorio nel settore edilizio di clan gelesi quali i Rinzivillo e i Madonia. Chi sono queste persone? Cosa vogliono dalla mia città? Com'è possibile che tutto sia avvenuto senza che nessuno sapesse nulla? Chiedo cortesemente una spiegazione a chi ne ha responsabilità e dovere.

...e adesso ammazzate anche me.
Massimo Brugnone
Busto Arsizio - Ironici ringraziamenti al primo cittadino, che non ha provveduto a finanziare la serata antimafia proposta da Liberi di Pensare, a differenza di altri eventi
"Grazie caro sindaco..."

Riceviamo e pubblichiamo

Grazie caro sindaco,

Ieri sera abbiamo vissuto una bellissima serata di legalità e democrazia.

A Busto Arsizio sono venuti personaggi importanti che hanno dedicato la propria vita al servizio dello stato e alla lotta contro la mafia, il procuratore Caselli.

Persone che hanno sacrificato i propri genitori, uccisi dalle mafie perché giornalisti o magistrati scomodi.

Un cinema pieno ha ascoltato le loro testimonianze, ha riflettuto, si è indignato per come lo Stato spesso si dimentica di questi esempi di alto impegno civile.

Sono venute le telecamere della Rai, la stampa locale.

Tutto questo è stato organizzato dall'associazione Liberi di Pensare, da ragazzi di 20 anni che non si limitano a lamentarsi ma si rimboccano le maniche per migliorare la situazione e per rendere il mondo un po' migliore di come è ora.

Grazie caro sindaco, non solo lei non si è neppure degnato di venire, ma ha anche lasciato che i 1800 euro necessari per pagare la sala li pagassero i ragazzi di Liberi di Pensare.

Il comune ha 10 serate in cui può usare il cinema Sociale in maniera gratuita. Si vede che questo appuntamento, la giornata regionale della legalità, non era degna di essere finanziata.

Ci piacerebbe sapere, a questo punto, quali sono gli importanti avvenimenti che quest'anno si sono svolti al cinema Sociale senza il pagamento della sala.

La sagra del fungo porcino?

Complimenti signor sindaco. Ha fatto proprio una bella figura.

Ha però ancora tempo per un pentimento tardivo e per non far pagare la sala ai ragazzi di Liberi di Pensare.

E si ricordi che prima o poi, tra 3 anni o magari anche prima, sarà chiamato a rispondere ai cittadini, suoi datori di lavoro, per quello che ha fatto e non ha fatto in questi anni.
riot85
Il problema è che sono convinto che il risultato non cambierebbe cambiando il nome della città: se a Busto sostituisci Magenta (dove vivo!) non cambia nulla.
I sindaci, i politici, gli adulti in generale pontificano tanto sulla sciatteria dei giovani d'oggi, sul fatto che perdono la loro giornata tra telefonini, tv e discoteca. Poi quando dei ragazzi provano ad organizzare qualcosa di positivi, di propositivo, non solo per loro ma anche per il resto della città, non solo non vengono aiutati ma gli vengono messi davanti mille ostacoli, economici politici burocratici.
Al che t viene voglia di dire "adesso andate tutti a quel paese" me ne torno a scirvere messaggi davanti a Uomini e donne.

Un mio amico voleva organizzare uno skate park nella mia città : avevo il luogo, le attrezzature a norma. Gli servivano qualche centinaia di euro per asfaltare l'area, poi l'avrebbe messa disposizione di tutti i cittadini della zona. Secondo voi glieli hanno dati quei soldi?
In compenso hanno speso qualche miliarduccio per una tensostruttura che hanno dato in gestione alla solita società privata. E quando un mio amico ha provato a richiedergliela per un concerto del suo gruppo ("incasso" in beneficenza, per dei ragazzi disabili) non gliel'ha lasciata, neppure ad un prezzo simbolico.
I giovani non si impegnano socialmente perché questo mondo non è il loro: è dei vecchietti che lo governano a misura loro. Dobbiamo lottare anche contro questo, pensate un po' voi!
Massimo Brugnone
QUOTE (riot85 @ 10 Oct 2007, 18:45)
Un mio amico voleva organizzare uno skate park nella mia città : avevo il luogo, le attrezzature a norma. Gli servivano qualche centinaia di euro per asfaltare l'area, poi l'avrebbe messa disposizione di tutti i cittadini della zona. Secondo voi glieli hanno dati quei soldi?

Quello che dici è verissimo, ma prendendo il tuo esempio sai cosa ti dico io? Vai in comune e chiedi un occupazione di suolo pubblico, 3 x 3 metri per scopo politico e non si pagano tasse. Vi mettete in piazza e raccogliete i soldi necessari.. non basta una volta? anche la seconda e la terza se servirà. Avvisate i giornali locali e vedrai che incominceranno a seguirti e quando ce l'hai fatta vai dal sindaco e gli dici: anche senza il suo aiuto noi ce l'abbiamo fatta! adesso vuole aiutarci e lo vede che facciamo sul serio o dobbiamo andare avanti a chiedere collette ai cittadini?

Abbiamo iniziato così anche noi e stiamo andando avanti così anche noi ed è anche questo il bello, vedere la reazione dei cittadini che piano piano si appassionano e capiscono che nonostante abbiamo solo 17, 18, 19 anni ci mettiamo cuore e anima e crediamo in quel che facciamo e qualcuno che ci aiuta arriva e vedrai che aumenteranno sempre di più!
matteolav
complimenti quindi al neonato coordinamento in Lombardia. Sempre in gamba ragazzi miei!


matteo
Massimo Brugnone
In stile con i ragazzi di catanzaro e della puglia, abbiamo creato il blog della Lombardia, ancora in fase di costruzione, ma quasi prontissimo!

Potete iniziare a fare la registrazione intanto, l'indirizzo è http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/

Ragà dobbiamo darci sempre di più da fare! Il lavoro è tanto e la voglia di fare non deve mancare!

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