La Sicilia.it
domenica 26 aprile 2009
Il sindaco festeggia esortando i concittadini a combattere per la liberazione da cosa nostra
Crocetta alla mafia: <<Non ho paura, i gelesi mi fanno da scudo>>
Gela. Festeggia la liberazione dell'Italia dalla dittatura esortando i gelesi a combattere ancora per la liberazione dalla mafia. Ai piedi del Monumento dei Caduti, il sindaco antimafia di Gela ha lanciato messaggi di sfida alla mafia che aveva dato ordine di ucciderlo (il giorno prima erano stati arrestati due componenti di Cosa Nostra e svelato un piano per uccidere il primo cittadino) e parole di incoraggiamento ai cittadini onesti. Rosario Crocetta ha sbottonato la sua giacca e ha detto alla mafia: «Mafiosi sono qui, senza schermi, il giubotto antiproiettile non ce l'ho e non ho paura; mi proteggono i cittadini che mi fanno da scudo col loro consenso. E voi, perchè avete queste facce tristi? Allegria! Siamo in festa, siate gioiosi. Ci sono due delinquenti in meno in circolazione. Oggi dobbiamo festeggiare perché siamo un po' più liberi».
Un discorso tutto incentrato sul "modello Gela", su come in questi anni si siano combattuti il racket e la mafia non con le parate e le declamazioni ma con clausole rigide nei bandi di gara, rescissione dei contratti d'appalto a ditte mafiose e denunce pubbliche. «Non la città dei silenzi e delle paure - ha detto Crocetta - ma quella in cui i nomi dei mafiosi si fanno in piazza». Il sindaco iperblindato ha detto di «non avere paura a Gela perché è protetto dai suoi cittadini con il consenso che tributano alla lotta contro la mafia».
Ha parlato poi dei rischi di una politica che scende a compromessi e ha invitato il consiglio comunale a votare il piano regolatore della città, per non lasciare il territorio in mano agli speculatori, all'abusivismo, alla criminalità organizzata». Crocetta ha poi attaccato un nipote di Gaetano Iannì (boss della stidda, ora pentito) co-autore di un manifesto che lo critica aspramente, giudicando fallimentare la sua politica per la città. «Vada a cercare all'interno della sua famiglia - ha detto - chi, con centinaia di delitti, ha contribuito a mettere in ginocchio Gela, la sua economia, la legalità e la pace sociale».