|
Il tema dell'antimafia da un certo punto in poi è diventato in Italia una sorta di contrappeso al fenomeno mafioso perché la politica, la famosa suprema politca, non poteva lasciarsi sfuggire un terreno dove si riusciva a stare sotto i riflettori. Sono nati così esponenti politici specializzati nel fenomeno oltre che iniziative istituzionali specializzate nel fenomeno. Piano piano si sono persi di vista i veri professinisti dell'antimafia a favore degli esperti dell'antimafia che hanno dispensto in dibattiti e pubblicazioni le loro cure miracolose.
L'italia ha piano finito per posporre agli esperti del fenomeno i nomi di Peppino Impastato, Giangiacomo Ciaccio Montalto, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Padre Pino Puglisi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Antoninoo Scopelliti, Antonio Montinari, Nini Cassarà, Emanuela Setti Carraro, Beppe Alfano, Lenin Mancuso, Emanuela Loi, Vito Schifani, Giuseppe Fava, Boris Giuliano, ecc. e, soprattutto, ha finito per posporre agli esperti della mafia i familiari, "gli orfani" di tutti questi nomi e i tanti tantissimi, magistrati, uomini silenziosi delle forse dell'ordine e delle istituzioni che quotidianamente combattono sul campo l'emergenza mafie.
La suprema politica ha dato via via "lustro" alla battaglia alla mafia con mirabolanti dichiarazioni da prima pagina in ogni occasione utile dimenticandosi di quelle dichiarazioni ogni qual volta si è trattato di far seguire alla dichiarazioni di principio provvedimenti concreti ed utili nella lotta alla mafia. Ultimo esempio di tanto impegno nella lotta alla mafia è il provvedimento votato al Senato che giuridicamente equivale a negare che in Italia esista e sia esistito un fenomeno criminale contrario ai poteri dello stato che ha mietuto e miete vittime per l'affermazione del proprio predominio.
Lo Stato quindi ritiene che le vittime di mafia non siano vittime di un contropotere organizzato ma morti singoli caduti per mani di singoli criminali in relazione a specifiche contese: bene! Ma l'italia dell'Antimafia non deve stupire; non deve stupire perché lo stato per molti anni ha dato prova di altalenanza nelle prese di posizione sul fenomeno: dichiarazioni mirabolanti e ferme nella lotta al fenomeno scelte non coerenti nella gestione della repressione del fenomeno; chi non ricorda la difficile e lunga gestazione della Legge La Torre; chi non ricorda "Il giudice ragazzino" ucciso da solo in un campo dopo essere uscito dalla sua Ford Fiesta mentre aveva firmato il sequestro dei beni di grandi cosche; chi ha scordato la situazione di carenza di uomini e di mezzi degli uffici giudiziari calabresi.
Chi non ha posto attenzione alla circostanza che la politica dell'attuale dicastero della giustizia tiene in maggiore considerazione la politica della normalizzazione dell'attività giudiziaria rispetto al potenziamento delle strutture investigative. Ma, soprattutto, chi fa finta di non vedere che quando il livello delle investigazioni sembra procedere versa una direzione che potrebbe segnare una chiara linea di demarcazione tra chi combatte e chi aiuta molti fenomeni criminali, parte un processo lungo di delegittimazioni che scombina la visione delle cose al fine di lasciare immutata la zona d'ombra di molti fenomeni? Io voglio esprimere la mia personale solidarietà ai parenti delle vittime di mafia ma, soprattutto, voglio chiedere loro un grande impegno nel nome dei loro cari: raccontate il dolore, mostrate all'italia il prezzo altissimo della vostra privazione, rendete partecipi i cittadini del Vostro isolamento, raccontate soprattutto la "dissociazione" nel sapere di lottare nel nome della giustizia e della verità ma di sentire l'ostilità e il fastidio di molti che all'apparenza dovrebbero essere i vostri alleati in questa lotta.Francesco Siciliano Ricordiamo che l'Avvocato Siciliano, nell'ambito dell'avvio del difensore civico telematico di Ammazzatecitutti, è disponibile gratuitamente per consultazioni e pareri legali per tutti i cittadini che vi necessitassero. Per le porre i vostri quesiti e/o richidere assistenza legale potete scrivere in questa pagina oppure, per i casi più delicati, direttamente alla mail
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
. Ogni settimana l'Avvocato tratterà attraverso le pagine di questo sito uno o più argomenti di dottrina giuridica e/o procedura giudiziaria utili a snodare i quesiti che gli saranno sottoposti dai lettori.
 ALTRI ARTICOLI:
-16/01/2009
L'articolo 21 della Costituzione: possibili limitazioni alla libertà di manifestazione del pensiero? -01/06/2008
L’Italia dell’Antimafia – Parte quarta: La legislazione premiale, il tentativo, i pentiti. -13/02/2008
L'Italia dell'Antimafia - Parte terza: Le assoluzioni e l’ipocrisia delle riabilitazioni -05/01/2008
L'Italia dell'Antimafia - Seconda parte: La gerarchizzazione della giustizia -27/11/2007
-21/11/2007
-13/11/2007
|
io ritengo che le vittime abbiano tutte lo stesso volto: quello della disperazione!
E' da 14 anni che vivo la tortura di essere indagato per 416 bis, ancora aspetto una sentenza definitiva. L'altro ieri leggendo il Corriere Sono rimasto sconcertato dalla similitudine, tra i tanti casi di abusi giudiziari (IL MIO INCLUSO) di oggi e il suo contenuto, riferito a 80 anni fa, per come commentato da Giovanni Belardelli sul Corriere di domenica scorsa. Il giornalista a commento dell'attuale riedizione de "La mafia durante il fascismo" (Rubbettino, pagine 299, € 10) rimarca la circostanza di avere questi a tutt'oggi conservato gran parte della sua novità. Infatti, la prima edizione non è stata attenzionata a causa del famoso scritto su essa di Sciascia, pubblicato sul Corriere della Sera nel gennaio del 1987, che ha monopolizzato la discussione sulla frase usata come titolo, "I professionisti dell'antimafia". Cito, così come riportate dal Corriere, le frasi del mio sconcerto relativamente alle posizioni dei signor nessuno indagati per mafia, e non le motivazioni storiche che hanno mosso a scrivere l'autore del libro. "La figura del mafioso si percepisce soprattutto per intuito: si indovina, si sente". Era questa una affermazione sconcertante fatta dal prefetto Cesare Mori, tanto più che lo stesso ammetteva di scambiare, assai di frequente, uomini onesti per mafiosi. Ben presto gli arrestati arrivarono a contarsi a migliaia (nella provincia di Palermo furono cinquemila solo nel 1926); che tutti fossero delinquenti pare da escludere visto che in molti casi all'origine dell'arresto c'era solo la diceria che Tizio o Caio fosse mafioso, così un testimone:"tutti i nomi che risultano nelle mie dichiarazioni furono state fatte non già da me, ma dai carabinieri e dal giudice, ed io alle loro domande ho confermato che erano mafiosi, non perché li conoscessi personalmente ma per averlo inteso. Quanto alle imputazioni, nella maggior parte dei casi ci si limitò a quella di «associazione per delinquere», senza poter contestare reati specifici vista l'assenza di prove e la scarsità di testimonianze attendibili. In sostanza, come scriverà successivamente un magistrato, l'azione contro la mafia aveva trattato allo stesso modo uomini onesti e criminali. Spesso i processi, che si trovavano a dover giudicare un gran numero di imputati e in poco tempo, furono quasi una farsa. «I membri della giuria - è il commento di Duggan - devono essersi trovati a volte in difficoltà semplicemente a ricordare di chi si stesse parlando». L'azione di Mori contro la mafia, notava vent'anni fa Sciascia, era stata anche «strumento di una fazione, internamente al fascismo, per il raggiungimento di un potere incontrastato e incontrastabile» (ecco perché il libro gli aveva dato lo spunto per parlare dei «professionisti dell' antimafia»). Per il regime di Mussolini non era importante tanto che la mafia fosse stata sconfitta davvero, quanto che una simile opinione fosse diventata - grazie a Mori - pressoché generale in Italia e all'estero: «Mussolini - scrisse il "Times" nel 1928 - ha osato minacciare il mostro nelle sue tane native e lo ha strangolato con successo».Tutto ciò - nota Duggan - fornì probabilmente ai mafiosi un «eccezionale scudo» dietro il quale continuare ad operare indisturbati. Non so cosa aggiungere. Lo facciano, se ne hanno le capacità, gli storici e intellettuali calabresi alla Duggan e Sciascia.
Cosa pensa con riferimento a questo tipo di vittime?
Ritiene che l'accusa di 416 bis senza accuse specifiche che possano provare veramente l'appartenenza ad un sodalizio criminale sia sufficiente per una condanna per mafia?
Grazie.
Cari Saluti, bartolo iamonte.