Le acquisizioni su Contrada Stampa E-mail
di Benny Calasanzio   
martedì 29 luglio 2008

Un colluso con la mafia L’immagine più significativa che descrive chi era Contrada, traditore dello Stato, è quella dell’interrogatorio dopo il delitto Mattarella. Caponnetto e Falcone hanno appena finito di ascoltare il già colluso. Contrada si alza, stringe la mano ad entrambi ed esce. Falcone guarda Caponnetto e si pulisce la mano sui pantaloni. Boris Giuliano, Beppe Montana, Ninni Cassarà, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dubitavano di lui. Sono stati tutti uccisi.

Bruno Contrada è stato ritenuto colpevole dei reati di associazione per delinquere pluriaggravata fino al 29 settembre 1982 e di associazione mafiosa da quella data in poi. Sui pentiti che lo inchiodavano il Tribunale osserva di aver svolto su ciascuno di essi "Un meticoloso vaglio di attendibilità intrinseca ed estrinseca", giungendo alla conclusione che "Tali plurime, eterogenee, gravi e concordanti emergenze processuali, consentono di ritenere raggiunta la prova certa della colpevolezza dell’imputato".

Quando Boris Giuliano venne assassinato e gli inquirenti accertarono che ai tempi, Contrada frequentava, senza scorta, un appartamento in via Guido Jung, messogli a disposizione dal Angelo Grazione, costruttore mafioso.

Tommaso Buscetta manifestò a Rosario Riccobono l’intenzione di ritornare in Brasile con la famiglia, il capomafia tentò di dissuaderlo "Stai tranquillo, io ho il dottore Contrada che mi avvisa se ci sono perquisizioni o ricerche di latitanti in questa zona. Qua puoi stare tranquillo". Giuseppe Marchese, da sempre vicino a Totò Riina e primo collaboratore di giustizia appartenente ai corleonesi "Mio zio Filippo mi tirò da parte e mi disse di andare ad avvisare, dice, u zu Totuccio e ci dici fici sapiri u dottore Contrada che hanno individuato la località dov’è che praticamente lui stava, dice che nella mattinata dovrebbero fare qualche perquisizione". Riina, nell’apprendere la notizia, non mostrò il minimo stupore e si trasferì nel nascondiglio di San Giuseppe Jato.

Gioacchino Costa, affiliato alla ’Ndrangheta, non conosceva Bruno Contrada, però durante la sua detenzione all’Asinara, divideva la cella con tre uomini d’onore, Cosimo Vernengo, Pietro Scarpisi e Vincenzo Spadaro. La sera in cui i telegiornali trasmisero le immagini dell’arresto di Contrada, Vincenzo Spadaro, sgomento, si portò le mani ai capelli, esclamando "nnu cunsumaru". Ce lo hanno bruciato. L’arresto di Bruno Contrada provocava un grave danno all’organizzazione mafiosa.

Il traditore, dopo l’omicidio di dell’ingegner Roberto Parisi, amico di Contrada, ucciso in un agguato di mafia il 23 febbraio 1985, andò dalla moglie e le disse nel caso in cui avesse saputo qualcosa, che era meglio che pensasse che era una mamma, consigliandole in modo non certo amichevole, di tacere qualunque cosa sapesse o sospettasse sulla morte del marito. Lei lo confidò a Giovanni Falcone. L’incontro ebbe luogo nella più assoluta riservatezza. Nonostante ciò, il giorno successivo, Contrada si presentò di nuovo a casa di Gilda Ziino, domandandole che cosa avesse detto a Falcone. Contrada che ha tradito le istituzioni italiane, ha dovuto soprassedere a determinate catture di latitanti, ha dovuto depistare o comportarsi conformemente al cambiamento politico e militare di Cosa Nostra.

Contrada è stato colluso con Stefano Bontate - e successivamente con i corleonesi. E tutto questo non emerge soltanto dalle dichiarazioni "calunniose ed estremiste" dei pentiti ma dai riscontri oggettivi presentati nella motivazione della sentenza di primo grado. le deposizioni della vedova Cassarà e del giudice Carla Del Ponte o le intercettazioni telefoniche dei colloqui tra Contrada e Nino Salvo (il mafioso che gestiva le entrate in Sicilia). Particolarmente significativa, inoltre, la testimonianza di un collega del traditore, il quale rivela che lo stesso Contrada sosteneva l’impossibilità di opporsi al potere mafioso. Contrada era stato assolto in secondo grado da un giudice, Gioacchino Agnello, già indagato per mafia nel corso di un’inchiesta poi archiviata dalla procura di Caltanissetta.

Nel corso delle 168 udienze dibattimentali l’accusa chiamò a deporre ben dieci pentiti, oltre a quelli già citati Francesco Marino Mannoia, Salvatore Cancemi, Maurizio Pirrone, Pietro Scavuzzo, Gaetano Costa e Gioacchino Pennino, tutti concordi nel riferire che il soggetto in questione informava preventivamente i criminali dei blitz pianificati dalle forze dell’ordine; che non disdegnava regalie e prebende; che era a stretto contatto con uomini delle cosche più feroci della criminalità organizzata; che era massone di una loggia supersegreta.


La figlia del boss Riccobono andava in parruccheria a vantarsi che il padre andava a braccetto con Contrada. Altro che Stato, altro che servitore. Bruno Contrada è stato e resta un traditore, un colluso con la mafia, uno che per quello che ha causato deve stare fino all’ultimo dei suoi giorni in galera. I radicali dicono che deve essere graziato. Mastella dice che la grazia è un atto dovuto viste le condizioni di salute. Nonno e zio stavano benissimo quando sono stati uccisi dagli amici di Contrada. Non hanno avuto la fortuna di invecchiare ed ammalarsi.

Benny Calasanzio

 



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Commenti (6)Add Comment
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scritto da Fillips , 02 agosto 2008
Mi sembra che richiedere un atto di Grazia al ministro della Giustizia,anche se non pervenuta da lui personalmente, verso un un uomo in evidente stato di malattia sia un suo diritto, che gli deve essere concesso malgrado gli errori combinati in passato. Caro Pecora, dovresti imparare una regola fondamentale per il rispetto delle istituzioni e della giustizia, NESSUNO INFIERISCA SU CAINO.
Mi permetta di continuare, credo che anche lei carissimo Pecora dato il suo passato in formazioni politiche di ispirazione progressista (ma non credo che ci sia attualmente forza politica in Italia che sia a favore della pena di morte), sia contro la pena di morte. Pi volte Bruno Contrada ha minacciato di uccidersi, tanto che la sorella ha dovuto chiedere che gli sia concessa la grazia al giudice tutelare di Santa Maria Capua Vetere. Vuoi veramente che la morte a seguito di reati commessi per i quali stato punito a 10 anni di reclusione sopravvenga in altro modo, o la salute dello stesso detenuto malgrado sia macchiato di gravi nefandezza in passato venga preservata. La giustizia non pu騲 che essere apllicata con umanit, perch non ਨ vero che LA LEGGE E
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scritto da Fillips , 02 agosto 2008
La giustizia non pu che essere apllicata con umanit, perch⠨ non vero che LA LEGGE E
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scritto da Fillips , 02 agosto 2008
perchè non è vero che LA LEGGE E
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scritto da Fillips , 02 agosto 2008
Putroppo non sono riuscito a postare tutto il commento, per leggerlo integralmente dovreste andare sul blog di Aldo Pecora.
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scritto da yunfeiyang , 11 settembre 2008
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