Le false dichiarazioni di Contrada Stampa E-mail
di Salvatore Borsellino   
mercoledì 02 gennaio 2008
Salvatore BorsellinoNon si puo' che restare allibiti nel leggere l'ultima esternazione dell'avvocato Lipera che asserisce di riferire frasi raccolte dal suo assistito, il Sig. Contrada, in un colloquio avuto presso l'ospedale Cardarelli di Napoli.
Il suddetto Contrada avrebbe testualmete detto: "Di Paolo Borsellino ho un grandissimo ricordo. Con lui c'era un'ottima collaborazione professionale, ma anche un'amicizia che ci portava a frequentarci fuori del lavoro".

Di fronte a una dichiarazione così aberrante e al di fuori della realta' accertata in piu' gradi processuali fino alla sentenza definitiva della Cassazione sono possibili due ipotesi.
La prima e' che l'avvocato Giuseppe Lipera continui autonomamente nella sua opera di disinformazione tesa a mistificare la realta' presentando all'opinione pubblica un traditore dello Stato come una vittima di chissa' quali macchinazioni ed attribuendo alla durezza del regime carcerario le condizioni fisiche dello stesso Contrada, dovute  invece per la maggior parte ad un digiuno volontario attuato allo scopo.
La seconda e' che il quadro clinico denunciato sia effettivamente così grave, perlomeno a livello cerebrale, da  avere completamente ottenebrato la mente dello stesso Contrada tanto da far nascere nella sua mente ricordi non assolutamente corrispondenti ed anzi in assoluto contrasto con la realta'.

Non e' assolutamente spiegabile altrimenti quanto risulta da atti processuali e quanto mi sono ancora oggi fatto ribadire dalla figlia maggiore di Paolo, cioe' che almeno in due occasioni Paolo avesse reagito al solo sentire il nome di Contrada, peraltro neanche noto al resto dei suoi familiari, dicendo esplicitamente che sarebbe stato meglio che nemmeno pronunziassero nemmeno il nome dato che si trattava di un individuo estremamamente pericoloso.

Non bisogna poi dimenticare come il pentito Gaspare Mutolo avesse fatto a Paolo, in un colloquio non verbalizzato, il nome di Contrada insieme a quello del Giudice Signorino.
 
Paolo fu ucciso la settimana prima dell'incontro che avrebbe dovuto avere con Mutolo per verbalizzare queste dichiarazioni.
Il giudice Signorino si uccise quando cominicarono a trapelare le voci sulle dichiarazioni di Gaspare Mutolo.

Contrada e' oggi in carcere per scontare una condanna definitiva e tenta di far parlare i morti e sfruttare la sparizione dell'agenda rossa di Paolo Borsellino per non pagare il suo debito con la societa'.
Salvatore Borsellino


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Commenti (29)Add Comment
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scritto da Monica , 02 gennaio 2008
Paolo Borsellino era un uomo onesto...è inutile che il "Signor" Contrada faccia queste stupide dichiarazioni, per cercare di infangare la memoria di un uomo vero, che ha fatto tanto per combattere il male oscuro che invade tutta l'Italia!!! smilies/sad.gif
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scritto da Monica , 02 gennaio 2008
Paolo Borsellino era un uomo onesto...è inutile che il "Signor" Contrada faccia queste stupide dichiarazioni, per cercare di infangare la memoria di un uomo vero, che ha fatto tanto per combattere il male oscuro che invade tutta l'Italia!!! smilies/sad.gif
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scritto da Elisabetta , 02 gennaio 2008
mi domando se tutta questa manovra non sia per tacitare e rassicurare Contrada da parte di altre persone occulte di cui potrebbe fare il nome, chiamatela detrologia, ma sento puzza di marcio, se il potente Contrada si nasconde dietro a Paolo Borsellino. Deve citare persone viventi se vuole essere creduto, persone di tutto rispetto che non abbiano nulla a loro carico, nepprure per decorrenza termini.
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scritto da Elisabetta , 02 gennaio 2008
mi domando se tutta questa manovra non sia per tacitare e rassicurare Contrada da parte di altre persone occulte di cui potrebbe fare il nome, chiamatela detrologia, ma sento puzza di marcio, se il potente Contrada si nasconde dietro a Paolo Borsellino. Deve citare persone viventi se vuole essere creduto, persone di tutto rispetto che non abbiano nulla a loro carico, nepprure per decorrenza termini.
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SCADENZE INCOMBENTI
scritto da Anonimo , 02 gennaio 2008
Mentre consiglio vivamente la lettura del libro "L'agenda rossa di Borsellino" - Chiarelettere, e di "Fratelli d'Italia", BUR, specie nel capitolo relativo alle indagini di de Magistris, voglio ricordare le scadenze imminenti, per non abbassare la guardia, come spesso ha ricordato anche Salvatore Borsellino, intervenendo senza mezzi termini a vantaggio del PM di Catanzaro.
Il momento e' difficile e delicato, e la sensazione che si voglia esemplarmente punire il "cattivo magistrato" anche.
Raccogliamocitutti.
Buon Anno nuovo!null
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SCADENZE INCOMBENTI
scritto da Anonimo , 02 gennaio 2008
Mentre consiglio vivamente la lettura del libro "L'agenda rossa di Borsellino" - Chiarelettere, e di "Fratelli d'Italia", BUR, specie nel capitolo relativo alle indagini di de Magistris, voglio ricordare le scadenze imminenti, per non abbassare la guardia, come spesso ha ricordato anche Salvatore Borsellino, intervenendo senza mezzi termini a vantaggio del PM di Catanzaro.
Il momento e' difficile e delicato, e la sensazione che si voglia esemplarmente punire il "cattivo magistrato" anche.
Raccogliamocitutti.
Buon Anno nuovo!null
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scritto da non molliamo , 02 gennaio 2008
salvatore bisogna tenere alta la guardia e non mollare MAI!!!
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scritto da non molliamo , 02 gennaio 2008
salvatore bisogna tenere alta la guardia e non mollare MAI!!!
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scritto da Roberto Di Sannio , 02 gennaio 2008
Certo che Contrada ha una bella faccia tosta a dire di essere stato amico del giudice Borsellino!
Salvatore caro, siamo pi o meno coetanei, un onore poterti leggere su questo straordinario sito: dai forza a questi meravigliosi giovani ed a tutti noi.
Roberto
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scritto da Roberto Di Sannio , 02 gennaio 2008
Certo che Contrada ha una bella faccia tosta a dire di essere stato amico del giudice Borsellino!
Salvatore caro, siamo pi o meno coetanei, un onore poterti leggere su questo straordinario sito: dai forza a questi meravigliosi giovani ed a tutti noi.
Roberto
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scritto da ANTONIO , 02 gennaio 2008
FINALMENTE QUATTRO PAROLE CHIARE E CIRCOSTANZIATE.
PAROLE ESSENZIALI PERCHE' ORMAI SIAMO ARRIVATI AL PUNTO IN CUI NON SI CAPISCE PIU' NULLA.
I MALFATTORI SI ATTEGGIANO A VITTIME DEL DOVERE, LE PERSONE ONESTE SONO PERSEGUITATE E SEGNATE COME PREVARICATORI.....LA STAMPA CARTACEA E MEDIATICA FA DEL SUO MEGLIO PER CONFONDERE ANCORA DI PIU' LE IDEE.
MA E' POSSIBILE CHE NON SI RIESCA A STABILIRE UN CRITERIO UNIVOCO, UNA LINEA DI DEMARCAZIONE NETTA TRA CHI E' DISONESTO E CHI DISONESTO NON E'?
LA LEGGE CONSIDERA GLI INDAGATI INNOCENTI FINO ALLA CONDANNA.
MA POI, DOPO LA CONDANNA SEGUE LA GRAZIA OPPURE IL CONDONO OPPURE LA RIDUZIONE DELLA PENA E TANTI ALTRI ARTIFICI, PER CUI POCHI RESTANO NELLE MAGLIE DELLA GIUSTIZIA.
SOLO QUALCHE POVERACCIO EXTRACOMUNITARIO.
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scritto da ANTONIO , 02 gennaio 2008
FINALMENTE QUATTRO PAROLE CHIARE E CIRCOSTANZIATE.
PAROLE ESSENZIALI PERCHE' ORMAI SIAMO ARRIVATI AL PUNTO IN CUI NON SI CAPISCE PIU' NULLA.
I MALFATTORI SI ATTEGGIANO A VITTIME DEL DOVERE, LE PERSONE ONESTE SONO PERSEGUITATE E SEGNATE COME PREVARICATORI.....LA STAMPA CARTACEA E MEDIATICA FA DEL SUO MEGLIO PER CONFONDERE ANCORA DI PIU' LE IDEE.
MA E' POSSIBILE CHE NON SI RIESCA A STABILIRE UN CRITERIO UNIVOCO, UNA LINEA DI DEMARCAZIONE NETTA TRA CHI E' DISONESTO E CHI DISONESTO NON E'?
LA LEGGE CONSIDERA GLI INDAGATI INNOCENTI FINO ALLA CONDANNA.
MA POI, DOPO LA CONDANNA SEGUE LA GRAZIA OPPURE IL CONDONO OPPURE LA RIDUZIONE DELLA PENA E TANTI ALTRI ARTIFICI, PER CUI POCHI RESTANO NELLE MAGLIE DELLA GIUSTIZIA.
SOLO QUALCHE POVERACCIO EXTRACOMUNITARIO.
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scritto da Monica , 03 gennaio 2008
Non ci sono parole per commentare lo sfascio in cui si trova l'Italia ormai da molti anni, non siamo riusciti al livello politico a maturare come Democrazia, portando avanti quel senso dello Stato e quei valori di Democrazia e Giustizia che avrebbero dovuto far si che il nostro paese potesse fregiarsi dell'aggettivo civile.
Per fortuna sono esistite persone come i giudici Borsellino, Falcone, Livatino, e tante altre, il cui operare ha lasciato alle persone oneste una tensione morale potentissima che si metter per sempre al servizio della Giustizia e della Verit.
Monica.
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scritto da Monica , 03 gennaio 2008
Non ci sono parole per commentare lo sfascio in cui si trova l'Italia ormai da molti anni, non siamo riusciti al livello politico a maturare come Democrazia, portando avanti quel senso dello Stato e quei valori di Democrazia e Giustizia che avrebbero dovuto far si che il nostro paese potesse fregiarsi dell'aggettivo civile.
Per fortuna sono esistite persone come i giudici Borsellino, Falcone, Livatino, e tante altre, il cui operare ha lasciato alle persone oneste una tensione morale potentissima che si metter per sempre al servizio della Giustizia e della Verit.
Monica.
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scritto da cinzia , 03 gennaio 2008
Vedremo noi un giorno dove chi e' giusto e onesto viene trattato come tale, e chi e' disonesto paghi integralmente il suo conto? Non e' colpa di un "qualcuno" tutto cio', ma anche un po' di noi stessi...ogni volta che ci arrendiamo e non ci sentiamo in colpa per questo....
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scritto da cinzia , 03 gennaio 2008
Vedremo noi un giorno dove chi e' giusto e onesto viene trattato come tale, e chi e' disonesto paghi integralmente il suo conto? Non e' colpa di un "qualcuno" tutto cio', ma anche un po' di noi stessi...ogni volta che ci arrendiamo e non ci sentiamo in colpa per questo....
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scritto da Pererira , 04 gennaio 2008
A frmare,non si sa quanto virtualmente, il famigerato appello di Giuliano Ferrara contro il Giudice Giancarlo Caselli, a cui va tutta la nostra stima e il riconoscimento, c'era anche, insieme ad Andreotti c'era anche Contrada. Non si riescono a capacitare come Andreotti sia attualmente rispettato e riverito, ospite fisso alle cerimonie ufficiali e alla più importanti trasmissioni televisive, e che Vespa lo abbia molto spesso gradito ospite a Porta a Porta come e sia in tanto da fare da tutti mentre Contrada debba stare in carcere. E dire che se il processo Andreotti si fosse concluso qualche anno prima attualmente starebbero dalla entrambi dentro.

Professionista della menzogna
Marco Travaglio
Chi ha paura di Giancarlo Caselli?
MARCO TRAVAGLIO

Per completare degnamente la campagna di intimidazione contro i giudici chiamati a giudicare Berlusconi e Dell’Utri, l’apposito Foglio di Giuliano Ferrara ha lanciato ieri un appello in prima pagina. Eccolo: «Per ragioni che discendono dall’evidenza dei fatti storici, noi sottoscritti virtuali riteniamo altamente sconsigliabile il conferimento dell’incarico di procuratore nazionale antimafia al dottor Giancarlo Caselli, procuratore generale di Torino e già procuratore capo della Repubblica di Palermo». Firmato: «Giulio Andreotti, assolto. Corrado Carnevale, assolto. Francesco Musotto, assolto. Bruno Contrada, assolto. Carmelo Canale, assolto. Giuseppe Prinzivalli, assolto. In questi processi l’accusa penale è stata portata dal dottor Caselli e sostituti».
Era difficile concentrare tante falsità in poche righe, ma Ferrara - da quel professionista della menzogna che è - ci è riuscito. L’«evidenza dei fatti storici» dice che Andreotti non è stato assolto: nella sentenza d’appello, resa definitiva lo scorso mese dalla Cassazione respingendo il ricorso dell’imputato, è scritto che Andreotti ha «commesso il reato di associazione per delinquere» con Cosa Nostra «concretamente ravvisabile a suo carico fino alla primavera del 1980», ma «estinto per prescrizione». Contrada, condannato in primo grado e assolto in appello, e tutt’ora imputato davanti alla Corte d’Appello dopo che lo scorso anno la Cassazione annullò la prima assoluzione facendola letteralmente a pezzi. Il giudice Prinzivalli non è stato processato a Palermo, ma a Caltanissetta, dunque l’accusa contro di lui non è mai stata portata né da Caselli né dai suoi sostituti. Sono stati assolti, invece, gli altri tre. Ma Canale non definitivamente: solo in primo grado, e secondo il comma 2 dell’articolo 530 del codice di Procedura Penale, che assorbe la vecchia formula dell’insufficienza di prove. Carnevale, assolto in primo grado e condannato in appello, ha ottenuto l’annullamento senza rinvio dalla Cassazione perché le gravi accuse che gli muovevano i suoi ex colleghi della Suprema Corte non potevano essere utilizzate in quanto - ha sostenuto la Cassazione stessa, con un nuovo principio giuridico - violavano il segreto della Camera di Consiglio. Musotto, assolto anche lui con il secondo comma, era accusato di avere ospitato diversi boss latitanti nella villa di famiglia a Natale di Pollina: con questa stessa accusa, è stato condannato definitivamente a quattro anni il fratello Cesare. I fatti, dunque, erano veri e provati, ma non è sufficientemente dimostrato che Francesco Musotto abbia riconosciuto quei boss che circolavano in casa sua, mentre lui stesso la frequentava. Chiunque abbia letto quelle sentenze, sa bene che i processi si basavano non su teoremi, ma su fatti gravissimi e inoppugnabili, che secondo la legge (obbligatorietà dell’azione penale) non solo potevano, ma dovevano essere portati davanti al giudice per essere valutati. Fatti riconosciuti quasi sempre come reali anche nelle sentenze di assoluzione.
Manca, naturalmente, nell’elenco del Foglio il nome di altri personaggi eccellenti processati e condannati nell’era Caselli: il poliziotto D’Antona (dieci anni definitivi), l’ex ministro dc Calogero Mannino (assolto in primo grado e condannato a 5 anni in appello), l’ex deputato dc Franz Gorgone (condanna definitiva).
Ma mancano, soprattutto, le centinaia di boss mafiosi condannati grazie alle indagini condotte dalla Procura di Caselli fra il 1993 e il ‘99: gli ergastoli di quella stagione sono oggi complessivamente 650. Mancano soprattutto i nomi dei mandanti e degli esecutori materiali delle stragi del 1992 (Capaci e Via D’Amelio) e del 1993 (Milano, Firenze, Roma), smascherati e arrestati dopo anni di latitanza dalla Procura di Palermo negli anni di Caselli e poi condannati a Caltanissetta e a Firenze, grazie alle confessioni di numerosi pentiti, a cominciare da quelle - davanti a Caselli - di Santino Di Matteo. Per citare soltanto i boss più noti catturati in quella stagione: Riina, Bagarella, Ganci, Graviano, Brusca, Aglieri, Vitale, Madonia. Mancano, ancora, i beni per diecimila miliardi di lire sequestrati a Cosa Nostra in quei sette anni, che corrispondono all’importo della recente riduzione fiscale del governo Berlusconi.
Volendo poi andare indietro nel tempo, si potrebbero elencare le centinaia di brigatisti rossi che Caselli fece arrestare, processare e condannare quando combatteva il terrorismo a Torino e quando, per la sinistra estremista, era una «toga nera», un «servo del generale Dalla Chiesa», un «fascista».
Ma il padre nobile di questo appello, il primo firmatario virtuale, dovrebbe essere un altro imputato eccellente. Il più eccellente, forse, di tutti. Uno che non ha atteso la candidatura di Caselli alla Procura nazionale antimafia per mettere in guardia il governo e il mondo politico tutto. Uno che il 25 maggio 1994, agli albori del primo governo Berlusconi, ebbe a dichiarare solennemente alla stampa: «C’è uno strumento politico, ed è il partito comunista. Ci sono i Caselli, i Violante, poi questo Arlacchi che scrive libri. Ecco, secondo me, il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi di questi comunisti». Quell’uomo, un vero precursore, si chiama Totò Riina. È altamente consigliabile, in calce all’appello inserire anche il suo nome. Ad honorem.

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scritto da Pererira , 04 gennaio 2008
A frmare,non si sa quanto virtualmente, il famigerato appello di Giuliano Ferrara contro il Giudice Giancarlo Caselli, a cui va tutta la nostra stima e il riconoscimento, c'era anche, insieme ad Andreotti c'era anche Contrada. Non si riescono a capacitare come Andreotti sia attualmente rispettato e riverito, ospite fisso alle cerimonie ufficiali e alla più importanti trasmissioni televisive, e che Vespa lo abbia molto spesso gradito ospite a Porta a Porta come e sia in tanto da fare da tutti mentre Contrada debba stare in carcere. E dire che se il processo Andreotti si fosse concluso qualche anno prima attualmente starebbero dalla entrambi dentro.

Professionista della menzogna
Marco Travaglio
Chi ha paura di Giancarlo Caselli?
MARCO TRAVAGLIO

Per completare degnamente la campagna di intimidazione contro i giudici chiamati a giudicare Berlusconi e Dell’Utri, l’apposito Foglio di Giuliano Ferrara ha lanciato ieri un appello in prima pagina. Eccolo: «Per ragioni che discendono dall’evidenza dei fatti storici, noi sottoscritti virtuali riteniamo altamente sconsigliabile il conferimento dell’incarico di procuratore nazionale antimafia al dottor Giancarlo Caselli, procuratore generale di Torino e già procuratore capo della Repubblica di Palermo». Firmato: «Giulio Andreotti, assolto. Corrado Carnevale, assolto. Francesco Musotto, assolto. Bruno Contrada, assolto. Carmelo Canale, assolto. Giuseppe Prinzivalli, assolto. In questi processi l’accusa penale è stata portata dal dottor Caselli e sostituti».
Era difficile concentrare tante falsità in poche righe, ma Ferrara - da quel professionista della menzogna che è - ci è riuscito. L’«evidenza dei fatti storici» dice che Andreotti non è stato assolto: nella sentenza d’appello, resa definitiva lo scorso mese dalla Cassazione respingendo il ricorso dell’imputato, è scritto che Andreotti ha «commesso il reato di associazione per delinquere» con Cosa Nostra «concretamente ravvisabile a suo carico fino alla primavera del 1980», ma «estinto per prescrizione». Contrada, condannato in primo grado e assolto in appello, e tutt’ora imputato davanti alla Corte d’Appello dopo che lo scorso anno la Cassazione annullò la prima assoluzione facendola letteralmente a pezzi. Il giudice Prinzivalli non è stato processato a Palermo, ma a Caltanissetta, dunque l’accusa contro di lui non è mai stata portata né da Caselli né dai suoi sostituti. Sono stati assolti, invece, gli altri tre. Ma Canale non definitivamente: solo in primo grado, e secondo il comma 2 dell’articolo 530 del codice di Procedura Penale, che assorbe la vecchia formula dell’insufficienza di prove. Carnevale, assolto in primo grado e condannato in appello, ha ottenuto l’annullamento senza rinvio dalla Cassazione perché le gravi accuse che gli muovevano i suoi ex colleghi della Suprema Corte non potevano essere utilizzate in quanto - ha sostenuto la Cassazione stessa, con un nuovo principio giuridico - violavano il segreto della Camera di Consiglio. Musotto, assolto anche lui con il secondo comma, era accusato di avere ospitato diversi boss latitanti nella villa di famiglia a Natale di Pollina: con questa stessa accusa, è stato condannato definitivamente a quattro anni il fratello Cesare. I fatti, dunque, erano veri e provati, ma non è sufficientemente dimostrato che Francesco Musotto abbia riconosciuto quei boss che circolavano in casa sua, mentre lui stesso la frequentava. Chiunque abbia letto quelle sentenze, sa bene che i processi si basavano non su teoremi, ma su fatti gravissimi e inoppugnabili, che secondo la legge (obbligatorietà dell’azione penale) non solo potevano, ma dovevano essere portati davanti al giudice per essere valutati. Fatti riconosciuti quasi sempre come reali anche nelle sentenze di assoluzione.
Manca, naturalmente, nell’elenco del Foglio il nome di altri personaggi eccellenti processati e condannati nell’era Caselli: il poliziotto D’Antona (dieci anni definitivi), l’ex ministro dc Calogero Mannino (assolto in primo grado e condannato a 5 anni in appello), l’ex deputato dc Franz Gorgone (condanna definitiva).
Ma mancano, soprattutto, le centinaia di boss mafiosi condannati grazie alle indagini condotte dalla Procura di Caselli fra il 1993 e il ‘99: gli ergastoli di quella stagione sono oggi complessivamente 650. Mancano soprattutto i nomi dei mandanti e degli esecutori materiali delle stragi del 1992 (Capaci e Via D’Amelio) e del 1993 (Milano, Firenze, Roma), smascherati e arrestati dopo anni di latitanza dalla Procura di Palermo negli anni di Caselli e poi condannati a Caltanissetta e a Firenze, grazie alle confessioni di numerosi pentiti, a cominciare da quelle - davanti a Caselli - di Santino Di Matteo. Per citare soltanto i boss più noti catturati in quella stagione: Riina, Bagarella, Ganci, Graviano, Brusca, Aglieri, Vitale, Madonia. Mancano, ancora, i beni per diecimila miliardi di lire sequestrati a Cosa Nostra in quei sette anni, che corrispondono all’importo della recente riduzione fiscale del governo Berlusconi.
Volendo poi andare indietro nel tempo, si potrebbero elencare le centinaia di brigatisti rossi che Caselli fece arrestare, processare e condannare quando combatteva il terrorismo a Torino e quando, per la sinistra estremista, era una «toga nera», un «servo del generale Dalla Chiesa», un «fascista».
Ma il padre nobile di questo appello, il primo firmatario virtuale, dovrebbe essere un altro imputato eccellente. Il più eccellente, forse, di tutti. Uno che non ha atteso la candidatura di Caselli alla Procura nazionale antimafia per mettere in guardia il governo e il mondo politico tutto. Uno che il 25 maggio 1994, agli albori del primo governo Berlusconi, ebbe a dichiarare solennemente alla stampa: «C’è uno strumento politico, ed è il partito comunista. Ci sono i Caselli, i Violante, poi questo Arlacchi che scrive libri. Ecco, secondo me, il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi di questi comunisti». Quell’uomo, un vero precursore, si chiama Totò Riina. È altamente consigliabile, in calce all’appello inserire anche il suo nome. Ad honorem.

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scritto da Daniele , 04 gennaio 2008
La questione è molto semplice, sul caso contrada si è coagulato il solito blocco politico-mediatico che puntualmente si mobilita ogni volta che ci sia da prendere una posizione contro magistrati ed in genere chiunque faccia qualcosa contro il malaffare e le mafie.
oggi si utilizza contrada per attaccare caselli e la sua reggenza della procura di palermo. in quegli anni per la prima volta in italia si è attaccato il livello dei rapporti politica-cosanostra. lo stesso buscetta accettò di parlarne dopo che aveva sempre rifiutato di farlo con buone ragioni.
questo è il peccato imperdonabile di caselli che in qualche modo si cerca di far pagare al procuratore.
le morti di falcone e borsellino e delle loro scorte hanno fatto, è orribile dirlo ma è così, da trampolino di lancio per quelle inchieste, condotte con coraggio e determinazione da caselli e dai suoi collaboratori magistrati e forze dell'ordine.
il blocco politico-mediatico è ripartito in grande stile, diffonde menzogne su condanne prescritte spacciate per assoluzioni, scredita a livello personale i suoi bersagli. esattamente come successe a falcone e borsellino.
quanti di quelli che oggi si scagliano contro caselli, contro il processo e la relativa condanna a contrada, partecipavano all'epoca al linciaggio di falcone e borsellino?
la storia si ripete, sul tema crimine organizzato così come successe anche per mani pulite e per tutte le inchieste che minimamente coinvolgano un politico o un peronaggio comunque intoccabile.
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scritto da Daniele , 04 gennaio 2008
La questione è molto semplice, sul caso contrada si è coagulato il solito blocco politico-mediatico che puntualmente si mobilita ogni volta che ci sia da prendere una posizione contro magistrati ed in genere chiunque faccia qualcosa contro il malaffare e le mafie.
oggi si utilizza contrada per attaccare caselli e la sua reggenza della procura di palermo. in quegli anni per la prima volta in italia si è attaccato il livello dei rapporti politica-cosanostra. lo stesso buscetta accettò di parlarne dopo che aveva sempre rifiutato di farlo con buone ragioni.
questo è il peccato imperdonabile di caselli che in qualche modo si cerca di far pagare al procuratore.
le morti di falcone e borsellino e delle loro scorte hanno fatto, è orribile dirlo ma è così, da trampolino di lancio per quelle inchieste, condotte con coraggio e determinazione da caselli e dai suoi collaboratori magistrati e forze dell'ordine.
il blocco politico-mediatico è ripartito in grande stile, diffonde menzogne su condanne prescritte spacciate per assoluzioni, scredita a livello personale i suoi bersagli. esattamente come successe a falcone e borsellino.
quanti di quelli che oggi si scagliano contro caselli, contro il processo e la relativa condanna a contrada, partecipavano all'epoca al linciaggio di falcone e borsellino?
la storia si ripete, sul tema crimine organizzato così come successe anche per mani pulite e per tutte le inchieste che minimamente coinvolgano un politico o un peronaggio comunque intoccabile.
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scritto da enzo , 05 gennaio 2008
prego voi di questo sito e le vostre capacità mediatiche di tenere alta l'attenzione sulla nuova indagine portata avanti dal pm Woodcoock. so che non ha a che fare con la nostra amata terra,ma ha alcune analogie con le indagini di de magistris,ad esempio uno degli intercettati,il sempre caro ministro di grazia e ingiustizia clemente mastella.stavolta le indagini devono arrivare alla fine,mettiamogli pressione dall'inizio!
sicuro del vostro impegno
Enzo
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scritto da enzo , 05 gennaio 2008
prego voi di questo sito e le vostre capacità mediatiche di tenere alta l'attenzione sulla nuova indagine portata avanti dal pm Woodcoock. so che non ha a che fare con la nostra amata terra,ma ha alcune analogie con le indagini di de magistris,ad esempio uno degli intercettati,il sempre caro ministro di grazia e ingiustizia clemente mastella.stavolta le indagini devono arrivare alla fine,mettiamogli pressione dall'inizio!
sicuro del vostro impegno
Enzo
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scritto da marilena , 06 gennaio 2008
un Grazie grande quanto l'universo a lei carissimo Salvatore, con le sue dichiarazione ci fa capire di più in quale mondo di lacrime ci troviamo.....ma Lei con il suo impegno e tenacia ci sta vicino.Ricordo il momento dell'uccisione di suo fratello e della scorta come se fosse ieri un silenzio invase il mio cuore (non so descriverlo) ma subito dopo ho avuto tanta rabbia... adesso ho più pazienza e più speranza GRAZIE A UOMINI E DONNE COME SIETE VOI Un ABBRACCIO FORTISSIMO da una formica che spera che questo mondo sia migliore. con affetto marilena :zzz :grin
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scritto da marilena , 06 gennaio 2008
un Grazie grande quanto l'universo a lei carissimo Salvatore, con le sue dichiarazione ci fa capire di più in quale mondo di lacrime ci troviamo.....ma Lei con il suo impegno e tenacia ci sta vicino.Ricordo il momento dell'uccisione di suo fratello e della scorta come se fosse ieri un silenzio invase il mio cuore (non so descriverlo) ma subito dopo ho avuto tanta rabbia... adesso ho più pazienza e più speranza GRAZIE A UOMINI E DONNE COME SIETE VOI Un ABBRACCIO FORTISSIMO da una formica che spera che questo mondo sia migliore. con affetto marilena :zzz :grin
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al signor Salvatore con stima...
scritto da Arturo Francesco , 08 gennaio 2008
Penso che scrivere al signor Salvatore Borsellino metta , chi si accinge a farlo, in uno stato d'animo particolare: vorrei ripetere esattamente le stesse cose scritte da "Marilena" ( colei che ha scritto il post 12):ricordo il momento dell'uccisione di suo fratello e della scorta come se fosse ieri. Mi chiamò al telefono mia madre, con la voce angosciata, dicendomi di accendere subito la televisione perche qualcuno aveva detto che a Palermo avevano compiuto un attentato. Ero solo in casa, quella domenica pomeriggio. E piansi, piansi con rabbia e con dolore perchè avevano ucciso anche il secondo dei miei eroi. Perchè, lo saprà certo il signor Salvatore, i giudici Falcone e Borsellino erano gli eroi di tutti coloro che, amando quelle terre disperate del Sud, vedevano in quegli uomini coloro che avrebbero potuto liberarle dal cancro della Mafia. Così non è stato , e vedere oggi chi siede e governa quelle terre mostra a noi tutti quale sia stata l'entità di quella perdita. Il signor Salvatore, e con lui molti altri, hanno perduto persone care: fratelli, padri, mariti, figli....noi "sopravvissuti" abbiamo perso i nostri eroi e abbiamo dimostrato di non aver neanche meritato che quegli eroi sacrificassero la loro vita.
Sono nato anch'io in un luogo devastato del sud, la Calabria. Ma per mia buona sorte vivo da molti anni in Piemonte, una terra che ho imparato presto ad amare conoscendo la gente di questi luoghi, la loro storia e la loro cultura. In questi ultimi anni abbiamo vissuto con trepidazione ed emozione la rinascita di Torino: una città che ha saputo valorizzare la sua bellezza e ha saputo innestare un cammino difficile di riconversione. Due sono le figure umane emerse in questi anni a Torino, e a cui- semplificando- si ascrive il merito di questa "rinascita": sono il sindaco, Sergio Chiamparino, colui che ha saputo gestire l'evento delle Olimpiadi in modo che diventassero il volano di una nuova e diversa fase storica della città. E poi Sergio Marchionne, l'uomo che ha guidato la ripresa industriale della Fiat; l'uomo che , spiazzando tutti, si presentò al consiglio di amministrazione della Fiat nel suo abbigliamento usuale,"in maglioncino"...
Mio padre, come molti calabresi che giunsero in Piemonte negli anni 60, trovò lavoro in Fiat, ed è quindi con emozione ed orgoglio che guardiamo a quest'uomo perchè è stato capace di dare nuovo vigore al sogno di uomini onesti che contribuivano col loro lavoro a creare speranza e futuro per le loro famiglie.
Mi piacerebbe che fosse un aneddoto nuovo per il signor Salvatore, ma forse lo è davvero per molti che vivono lontano da Torino: quando ci fu il lancio della Nuova 500 chiesero a Sergio Marchionne quale fosse, fra le immagini di "eroi" Italiani- celebri o sconosciuti- scelti per il lungo spot pubblicitario che tutti ricordiamo, l'eroe e l'immagine che gli era più cara. Senza esitazione disse semplicaìemente: "Falcone e Borsellino"... allora pensai che anche lui "era uno di noi", uno di quelli che quella domenica pomeriggio pianse per suo fratello, con dolore e rabbia, perchè con suo fratello morì anche la nostra speranza.Ora, come ben ci rendiamo conto, sopravviviamo schiacciati da una "cosca" politica che, soprattutto in certe zone dell'Italia, banchetta vergognosamente con le risorse di una intera nazione...e finora noi cittadini non abbiamo saputo neppure alzare la testa per rivendicare "diritti" e compiere "doveri". Vergognosi loro e vergogna a noi!!! Perdoni la nostra pochezza. Con stima, e in ricordo di suo fratello e degli uomini onesti che hanno dato la loro vita in nome di un idale che noi non abbiamo ancora imparato a difendere
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al signor Salvatore con stima.
scritto da Arturo Francesco , 08 gennaio 2008
Penso che scrivere al signor Salvatore Borsellino metta , chi si accinge a farlo, in uno stato d'animo particolare: vorrei ripetere esattamente le stesse cose scritte da "Marilena" ( colei che ha scritto il post 12):ricordo il momento dell'uccisione di suo fratello e della scorta come se fosse ieri. Mi chiamò al telefono mia madre, con la voce angosciata, dicendomi di accendere subito la televisione perche qualcuno aveva detto che a Palermo avevano compiuto un attentato. Ero solo in casa, quella domenica pomeriggio. E piansi, piansi con rabbia e con dolore perchè avevano ucciso anche il secondo dei miei eroi. Perchè, lo saprà certo il signor Salvatore, i giudici Falcone e Borsellino erano gli eroi di tutti coloro che, amando quelle terre disperate del Sud, vedevano in quegli uomini coloro che avrebbero potuto liberarle dal cancro della Mafia. Così non è stato , e vedere oggi chi siede e governa quelle terre mostra a noi tutti quale sia stata l'entità di quella perdita. Il signor Salvatore, e con lui molti altri, hanno perduto persone care: fratelli, padri, mariti, figli....noi "sopravvissuti" abbiamo perso i nostri eroi e abbiamo dimostrato di non aver neanche meritato che quegli eroi sacrificassero la loro vita.
Sono nato anch'io in un luogo devastato del sud, la Calabria. Ma per mia buona sorte vivo da molti anni in Piemonte, una terra che ho imparato presto ad amare conoscendo la gente di questi luoghi, la loro storia e la loro cultura. In questi ultimi anni abbiamo vissuto con trepidazione ed emozione la rinascita di Torino: una città che ha saputo valorizzare la sua bellezza e ha saputo innestare un cammino difficile di riconversione. Due sono le figure umane emerse in questi anni a Torino, e a cui- semplificando- si ascrive il merito di questa "rinascita": sono il sindaco, Sergio Chiamparino, colui che ha saputo gestire l'evento delle Olimpiadi in modo che diventassero il volano di una nuova e diversa fase storica della città. E poi Sergio Marchionne, l'uomo che ha guidato la ripresa industriale della Fiat; l'uomo che , spiazzando tutti, si presentò al consiglio di amministrazione della Fiat nel suo abbigliamento usuale,"in maglioncino"...
Mio padre, come molti calabresi che giunsero in Piemonte negli anni 60, trovò lavoro in Fiat, ed è quindi con emozione ed orgoglio che guardiamo a quest'uomo perchè è stato capace di dare nuovo vigore al sogno di uomini onesti che contribuivano col loro lavoro a creare speranza e futuro per le loro famiglie.
Mi piacerebbe che fosse un aneddoto nuovo per il signor Salvatore, ma forse lo è davvero per molti che vivono lontano da Torino: quando ci fu il lancio della Nuova 500 chiesero a Sergio Marchionne quale fosse, fra le immagini di "eroi" Italiani- celebri o sconosciuti- scelti per il lungo spot pubblicitario che tutti ricordiamo, l'eroe e l'immagine che gli era più cara. Senza esitazione disse semplicaìemente: "Falcone e Borsellino"... allora pensai che anche lui "era uno di noi", uno di quelli che quella domenica pomeriggio pianse per suo fratello, con dolore e rabbia, perchè con suo fratello morì anche la nostra speranza.Ora, come ben ci rendiamo conto, sopravviviamo schiacciati da una "cosca" politica che, soprattutto in certe zone dell'Italia, banchetta vergognosamente con le risorse di una intera nazione...e finora noi cittadini non abbiamo saputo neppure alzare la testa per rivendicare "diritti" e compiere "doveri". Vergognosi loro e vergogna a noi!!! Perdoni la nostra pochezza. Con stima, e in ricordo di suo fratello e degli uomini onesti che hanno dato la loro vita in nome di un idale che noi non abbiamo ancora imparato a difendere
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formatore
scritto da Franco Ferrara , 12 gennaio 2008
Le parole di Salvatore Borsellino contribuiscono alla verità, sempre più rara nel sistema dell'informazione. Dalla strage di Capaci viviamo un tempo duro e violento. Le forme di resistenza che con tenacia riescono a farsi breccia sono quelle libere dai labirinti del potere. Ringrazio Salvatore Borsellino per l'alto contributo alla verità. Dobbiamo essere riconscenti a lei e alla sua famiglia per il grande contributo che ci viene donato. Con gratitudine.
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formatore
scritto da Franco Ferrara , 12 gennaio 2008
Le parole di Salvatore Borsellino contribuiscono alla verità, sempre più rara nel sistema dell'informazione. Dalla strage di Capaci viviamo un tempo duro e violento. Le forme di resistenza che con tenacia riescono a farsi breccia sono quelle libere dai labirinti del potere. Ringrazio Salvatore Borsellino per l'alto contributo alla verità. Dobbiamo essere riconscenti a lei e alla sua famiglia per il grande contributo che ci viene donato. Con gratitudine.
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scritto da yunfeiyang , 11 settembre 2008
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