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(ANSA) - GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA), 13 OTT - Il sindaco ed il vicesindaco
di Gioia Tauro in carica al momento dello scioglimento del Comune per
infiltrazioni mafiose, avvenuto nell'aprile scorso, ed il sindaco di Rosarno,
sono stati arrestati dalla polizia nell'ambito dell'operazione condotta stamani
contro i vertici della cosca Piromalli di Gioia Tauro, la più potente della
'ndrangheta. Si tratta di Giorgio Dal Torrione, Rosario Schiavone e Carlo
Martelli. I tre amministratori sono accusati di concorso esterno in associazione
mafiosa. Nell'operazione sono stati anche Gioacchino Piromalli e suo nipote
omonimo, entrambi considerati ai vertici della cosca.(ANSA).
'NDRANGHETA: PIROMALLI; COMUNE GIOIA TAURO SCIOLTO AD APRILE
(ANSA) - GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA), 13 OTT - Il Consiglio comunale di Gioia
Tauro è stato sciolto dal Governo il 22 aprile scorso perchè «sono state
accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata». La
commissione di accesso per accertare eventuali infiltrazioni della criminalità
organizzata nelle attività del Comune era stata insediata dal Prefetto di Reggio
Calabria nel dicembre 2007. Dopo una prima fase di lavoro e una proroga di altri
60 giorni, la Commissione ha depositato alla fine di marzo, in Prefettura, la
propria relazione che è stata poi inoltrata al ministro dell'Interno. Da qui,
poi, la decisione del Consiglio dei ministri di sciogliere il Consiglio comunale
di Gioia Tauro. Il sindaco in carica all'epoca, Giorgio Dal Torrione, dell'Udc,
era stato eletto, a capo di una coalizione di centrodestra, dopo il ballottaggio
svoltosi nel maggio 2006. (ANSA).
'NDRANGHETA:PIROMALLI;ACCUSA SINDACI PER LAVORO NIPOTE BOSS
(ANSA) - GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA), 13 OTT - I tre amministratori di Gioia
Tauro e Rosarno arrestati stamani dalla polizia per concorso esterno in
associazione mafiosa erano indagati da alcuni mesi perchè accusati di avere dato
la loro disponibilità a far lavorare per i rispettivi Comuni l'avvocato
Gioacchino Piromalli, di 39 anni, anche lui arrestato stamani, dopo una condanna
per associazione mafiosa, favorendo così il suo reinserimento. In realtà,
secondo i magistrati della Dda di Reggio Calabria, gli amministratori avrebbero
concorso al perseguimento delle finalità della 'ndrina dei Piromalli.
Nell'inchiesta è indagato anche il sindaco di San Ferdinando, ma nei suoi
confronti non risulta sia stato emesso alcun provvedimento. Era stato lo stesso
Gioacchino Piromalli, nipote omonimo dell'altro arrestato di oggi ritenuto uno
degli elementi di vertice della cosca, a chiedere al Tribunale di sorveglianza
di poter far fronte al giudizio del Tribunale di Palmi, che lo aveva condannato
a un risarcimento civile di 10 milioni di euro nei confronti dei tre Comuni,
lavorando, vista la sua non disponibilità economica, per conto degli Enti. Lo
stesso Piromalli aveva fatto richiesta ai tre Enti e i sindaci avevano in
qualche maniera dato la loro disponibilità. Secondo quanto si è appreso, alla
base dell'arresto, eseguito dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dal
Commissariato di Gioia Tauro, vi sarebbero, però, anche altri motivi. Dopo la
notifica degli avvisi di garanzia per quella inchiesta, avvenuta alla fine del
gennaio scorso, il sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione azzerò la giunta
comunale in carica provvedendo a nominare assessori esterni. Fu allora che il
suo vice sindaco, Rosario Schiavone, uscì dall'esecutivo. Pochi mesi dopo, ad
aprile, il Consiglio dei ministri decise lo scioglimento del Consiglio comunale
per infiltrazioni mafiose al termine di una verifica avviata nel dicembre del
2007. (ANSA).
'NDRANGHETA: PIROMALLI; PIGNATONE, OLTRE IL DANNO LA BEFFA
(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 13 OTT - «Oltre il
danno, la beffa». Così il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone ha
commentato i risultati dell'inchiesta che ha portato all'arresto dei sindaci di
Gioia Tauro e Rosarno. «La vicenda - ha proseguito - è già abbastanza nota: il
comune di Gioia Tauro, parte civile in un processo di mafia, anzichè farsi
risarcire i danni dall'avvocato Piromalli, dieci milioni di euro, come previsto
da una sentenza, offrì al condannato la possibilità di evadere la sanzione in
cambio di prestazioni professionali e di consulenza allo stesso comune».
Sintetizzando i risultati dell'operazione, gli investigatori hanno sottolineato
come «due amministrazioni comunali, Rosarno e Gioia Tauro, erano al servizio
delle cosche». I particolari sono stati forniti ai giornalisti, oltre che da
Pignatone, dal capo della squadra mobile, Renato Cortese e dal vicequestore
Renato Panvino. L'inchiesta ha fatto emergere tutta una serie di rapporti tra i
comuni di Rosarno e Gioia Tauro finalizzati al raggiungimento degli scopi delle
cosche. «Addirittura - ha detto Cortese - per interessi commerciali, alcune
persone si erano rivolte a Gioacchino Piromalli senior per intercedere con il
Comune di Gioia Tauro per far cambiare la progettazione del nuovo svincolo
autostradale che avrebbe compromesso alcuni 'affarì. Richiesta che il boss
prontamente esaudì, tant'è che l'area non subì alcun cambiamento di destinazione
urbanistica». (ANSA) ALTRI ARTICOLI:
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